29 Dicembre 2002

Caro tariffe, consumatori all?attacco

Caro tariffe, consumatori all?attacco

«Ai 1500 euro di perdita di valore si aggiungono 300 euro di rincari»

Roma . Consumatori all ? attacco sul caro tariffe. La sventagliata di aumenti che a partire da gennaio si abbatterà sulle tasche delle famiglie italiane ha provocato la reazione delle associazioni di difesa dei consumatori che sono tornati a fare i conti in tasca agli italiani. E a chiedere al Governo una reazione all ? altezza della emergenza. In questo clima si è aperta una nuova polemica industria commercio, con il capo economista di Confindustria Giampaolo Galli pronto a sferrare un attacco deciso agli esercenti italiani, responsabili, a suo dire, dell ? aumento dei prezzi di fine anno. Pronta la risposta di Confcommercio che ha rilanciato la palla dei rincari sulla produzione. Secondo l ? Intesa dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) «alla perdita di potere di acquisto di 1.505 euro subita nel 2002, se ne deve aggiungere con l`arrivo del nuovo anno una ancora più elevata visto che già da Capodanno un primo aumento delle teriffe costerà alle famiglie ulteriori 300 euro».
A queste vanno aggiunte «le tensioni internazionali, che spingono il prezzo del petrolio verso cifre elevatissime con ricadute molto gravi sull ? intera economia del paese».
In questo contesto il Governo deve farsi carico di iniziative importanti «di carattere congiunturale e strutturale su molte questioni (tariffe, polizze assicurative, prezzi, accordi interprofessionali)» e per questi motivi c ? è bisogno di un incontro urgente con il presidente del Consiglio. Per i consumatori dell ? Aduc non possono comunque essere iniziative come quella proposta dal ministro dell ? Economia Giulio Tremonti di introdurre l`euro di carta a risolvere i problemi. «Le questioni da affrontare sono quelle della scarsa concorrenza, le mancate liberalizzazioni, la scarsa flessibilità dei mercati cui vanno aggiunte le furbizie dei commercianti che hanno giocato al rialzo approffitando del change over» . Una tesi quest ? ultima sposata da Confindustria secondo cui non è stato l ? euro ma la distribuzione commerciale ad alimentare il carovita. Per Giampaolo Galli infatti «non c ? è stato un grande arrotondamento tra imprese e grossisti mentre gli aumenti sono avvenuti nei negozi. I maggiori rincari sono avvenuti nei piccoli negozi e per i beni di minor valore, ma chi ne ha approfittato perderà i clienti».
Pronta la replica di Confcommercio secondo cui «l`inflazione ha riguardato anche i prezzi praticati alla produzione. Come sanno tutti gli analisti, gli indici non sono omogenei ed i confronti portano quindi a valutazioni non corrette».

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