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12 Novembre 2019

«Caro Pos quanto mi costi… » L’ obbligo preoccupa le botteghe

«Caro Pos quanto mi costi… ». È il grido silenzioso di cartelli come questo: «Non si accettano pagamenti elettronici per conti inferiori ai 15 euro». Cartelli appesi alla cassa di molti bar o negozi. Un grido, per la verità, neanche troppo silenzioso. Confcommercio e Confesercenti non intendono subire passiva mente l’ obbligo di accettare bancomat e carte di credito previsto dal 2014 ma destinato a diventare reale solo nel luglio 2020 quando scatteranno le sanzioni: 30 euro fissi più il 4% del valore della transazione per tutti i titolari di partite Iva (negozianti, ristoratori, artigiani, professionisti…) che rifiutano pagamenti elettronici. In soldoni. «Ben vengano gli strumenti di verifica fiscale – è il commento di Alessio Meri go, direttore generale di Confesercenti della Lombardia Orientale -, ma questo non è il più adatto. Lo possiamo accettare solo in un’ ottica di progresso, ma a certe condizioni: per l’ impresa avere il Pos è una spesa». Il riferimento è a voci come il costo di installazione, il canone mensile di noleggio dell’ apparecchiatura, i costi fissi (10 centesimi circa) e percentuali (da 0,5 a 2,5%) per ogni transazione e la bolletta telefonica. Tutte voci che possono variare in base al tipo di contratto e all’ uso di bancomat o carta di credito. Ciò che Merigo chiede è che, «il prima possibile, questi costi, in particolare le commissioni bancarie, vengano ridotti o azzerati: siamo concordi circa la bontà di fornire un servizio alla clientela, ma ciò non deve avvenire a spese delle imprese». La pensa così anche il presidente di Confcommercio Brescia Carlo Massoletti, che osserva: «Se i costi attuali restano, l’ operazione favorisce solo gli istituti di credito». Su questo fronte lo Stato ha an Oggi cosa si paga. Per le attività l’ utilizzo del Pos è una spesa: in base al tipo di contratto ci possono essere costi di installazione, canone mensile di noleggio, costi fissi e percentuali per ogni transazione, oltre alla bolletta telefonica. Anche gli artigiani. Da luglio nessun titolare di partita Iva (commercianti, artigiani, baristi… ) potrà rifiutare pagamenti elettronici pena sanzioni: 30 euro fissi più il 4% del valore della transazione. Devono dotarsi di Pos o app. Credito d’ imposta. Lo Stato ha previsto un credito d’ imposta (pari al 30% delle commissioni sulle transazioni) per le attività che abbiano dichiarato ricavi e compensi pari o inferiori a 400mila euro annui. nunciato incentivi per i consumatori e un credito d’ imposta (pari al 30% delle commissioni sulle transazioni) per gli esercenti che nell’ anno precedente abbiano dichiarato rica vie compensi pari o inferiori a 400mila euro annui. Una misura, quest’ ultima, che Massoletti ritiene «insufficiente». Il suo pensiero va a categorie come quella dei fornai: «Come faranno in termini di tempi e di costi ad accettare la carta di credito per 80 centesimi? Se poi alla “strisciata” si aggiunge anche la volontà del cliente di partecipare alla lotteria degli scontrini (comunicando così un codice all’ esercente, ndr), altra novità del 2020, nelle ore di punta diventerà un delirio». In allarme. La preoccupazione, insomma, c’ è.Altroconsumo ha fatto due conti: «In alcuni casi si arriva anche a 200 euro per l’ installazione dell’ apparecchiatura e a 55 euro al mese per il canone. Per una cioccolata calda da 4,50 euro le commissioni portano via fino a 50 centesimi, l’ 11% dell’ incasso». Il Codacons ha già lanciato l’ allarme: «Ogni famiglia rischia di subire un aggravio di spesa pari a 77 euro annui, nel caso in cui i costi dei pagamenti elettronici saranno interamente trasferiti sui consumatori. Chiediamo quindi al Governo di trattare con le banche per azzerare del tutto commissioni e costi sui micropagamenti al di sotto dei 30 euro». Pane e quotidiano. In alcuni settori e in alcune aree urbane il Pos è già molto diffuso e utilizzato, anche per cifre irrisorie. Ce lo conferma il Consorzio Brescia Centro guidato da Francesca Guzzardi: «Tutti i nostri 130 soci forniscono questo servizio che ha un costo non eccessivo visto che abbiamo un accordo vantaggio so con una banca». Stando a uno studio di Confesercenti in Italia dal 2012 al 2018 il numero di Pos attivi è cresciuto del 112% arrivando a 3,1 milioni e il volume delle transazioni con carte di credito è aumentato del 57% arrivando a 33 miliardi di euro, una dozzina in più rispetto al 2012. Nel settore dell’ abbigliamento o della ristorazione è raro trovare attività senza Pos. È più facile nei caffè, nelle fornerie, al mercato e nelle edicole. Queste ultime sono sul piede di guerra. Alcune hanno affisso il messaggio della Sinagi: «Questa edicola condivide la decisione di favorire i pagamenti elettronici. Ma se non si abbatteranno i costi delle transazioni, non potrà fornire quei servizi e probabilmente non potrà nemmeno continuare a vendere giornali e riviste». In soldoni: «Di fronte ad aggi intorno al 4% per biglietti e abbonamenti ai trasporti pubblici, tra lo 0,8% e 0,9% per le ricariche telefoniche, del 18% medio per giornali e riviste, non ci è possibile pagare costi per le transazioni che con alcune carte di credito superano anche il 2%. Questi costi sono molto al di sopra dello zero virgola che prendiamo sulle ricariche telefoniche, sono il 50% del guadagno sui biglietti dei trasporti pubblici, e vanno ben oltre il 10% del guadagno lordo sulla vendita di giornali e riviste». //

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