“Caro pasta, da restituire 140 euro a famiglia”
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fonte:
- Il Centro
FRANCAVILLA. Il Codacons di Francavilla promuove le richieste di risarcimento per il caro pasta. Ammonterebbe a circa 140 euro a famiglia il rimborso dovuto, per l’anno 2008, dalle aziende produttrici di pasta recentemente multate per circa 12 milioni e mezzo di euro complessivi, per avere praticato un aumento ingiustificato sul prezzo di vendita della pasta secca di semola di grano duro. Nel denunciare la speculazione, il Codacons invita i consumatori, scontrini alla mano, a rivolgersi al giudice di pace per ottenere il rimborso relativo al periodo 2006-2008. «L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 25 febbraio 2009, ha riconosciuto che le società Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestlé, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano, insieme con l’Unipi (Unione industriali pastai italiani), hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo» spiega il vice coordinatore regionale del Codacons, Vittorio Ruggieri. «Secondo il dato reso noto oggi dall’Istat, il prezzo della pasta di semola di grano duro a febbraio sarebbe calato, rispetto a gennaio, dell’1,8%, mentre su base annua l’aumentato si attesterebbe al 16,5%. Si tratta di un calo ridicolo» rileva l’avvocato del Codacons, «considerato che nello stesso periodo di tempo il prezzo del grano duro fino utilizzato per produrre la pasta è passato da 508,85 euro a tonnellata del febbraio 2008 a 195,20 del gennaio 2009; ossia è calato del 61,63%. Persino rispetto a dicembre 2008, quando il grano duro fino quotava 206,52 euro a tonnellata, a gennaio, in un solo mese, si è avuto un calo del 5,48 %. Far diminuire il prezzo della pasta solo dell’1,8 % è, quindi, l’ennesima dimostrazione del comportamento speculativo da parte delle imprese del settore» che avrebbe prodotto «un danno non indifferente per le famiglie italiane, ognuna delle quali nel 2008 ha speso 140 euro in più solo per gli aumenti ingiustificati della pasta. Soldi che adesso devono essere restituiti ai consumatori. Invitiamo i cittadini che hanno conservato scontrini o altri documenti che attestino l’acquisto nel periodo 2006-2008 di pacchi di pasta delle aziende multate, a chiedere dinanzi ai giudici di pace il rimborso delle maggiori somme pagate a causa del cartello anticoncorrenza». Altri rimborsi, pari a circa 60 euro a famiglia, riguardano i consumi del gas metano. «Lo scorso anno l’Agenzia delle Entrate aveva stabilito che a partire dal 1 gennaio 2008 trovava applicazione il nuovo sistema tariffario basato su fasce di consumo. I consumi di gas naturale (metano) per usi civili, pertanto, fino al consumo annuo di 480 metri cubi, dovevano essere soggetti all’aliquota del 10% anche se usati per riscaldamento. Per i consumi oltre il predetto limite, si sarebbe dovuto applicare l’aliquota ordinaria del 20%. In precedenza l’aliquota del 10% veniva applicata solo alle utenze che usavano il gas naturale per uso cottura e produzione di acqua calda» continua Ruggieri, «abbiamo potuto constatare che sono pochissime le società che hanno rispettato le nuove prescrizioni applicando l’Iva al 10 % ai primi 480 metri cubi di consumo. Invitiamo i cittadini abruzzesi a controllare le bollette e a richiedere l’applicazione dell’Iva al 10% sia per il 2008 che per i primi 480 metri cubi di consumo di gas metano del 2009». Sul sito www.codaconsabruzzo.info è disponibile la modulistica per chiedere i rimborsi.
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