Caro euro, ma quanto ci costi
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Caro euro, ma quanto ci costi
Il cambio ha inciso per 3milioni di vecchie lire a famiglia
Se l`effetto euro è quello calcolato dall`Intesa dei consumatori, altro che rimpianti: 1.505 euro in più a famiglia è costato solo nel 2002, l`avvento della moneta unica. Aumenti di qua, rincari di là, dalle assicurazioni al gas, dal cappuccino agli zainetti della scuola.
Un elenco sterminato. Il tutto documentato in 100 mila e-mail, 10mila fax e 500mila segnalazioni da parte di cittadini infuriati, in pratica altrettanti atti di accusa che l`Intesa ha raccolto in un «dossier euro» di fine 2002. Totale: il 6,6 per cento di uscite aggiuntive.
Ha un bel dire che la nostalgia per i bei tempi andati attanaglia pure tedeschi e francesi. Che la corsa ai rialzi si è registrata in tutte le nazioni d`Europa e che ovunque pare essersi allargata la forbice tra inflazione reale (o meglio ufficiale, misurata dagli enti di statistica), è pur vero, cioè osservata dalle famiglie di tasca loro. Magre consolazioni. La verità è un`altra: gli italiani dall`arrivo dell`euro hanno subito una mazzata terribile. Che si è ripercossa nel portafoglio, ma anche a livello psicologico, tanto che fior di studiosi sono lì a disquisire sulle future conseguenze del cosiddetto «effetto povertà». Insomma, la sensazione è di trovarsi di fronte se non proprio a una truffa, a un mezzo disastro. Una conferma? Nell`eurobarometro appena diffuso dalla commissione di Bruxelles per elaborare il bilancio di questi 12 mesi, il 13,9 per cento degli italiani confessa di avere ancora «molte difficoltà»: un record. E il 90,5 per cento sostiene che «nella conversione della lira ci abbia rimesso chi fa la spesa».
«Una Caporetto» taglia corto Elio Lannutti, presidente dell`Adusbef, una delle quattro organizzazioni (con Federconsumatori, Adoc e Codacons) riunite nell`Intesa. «Così» prosegue «ci siamo presi la briga di fare i conti, utilizzando un paio di basi di partenza fornite dall`Istat, il nostro caro, vecchio nemico: la famiglia tipo, quella con un reddito annuo di 26 mila 400 euro, e l`indagine sulla spesa degli italiani condotta proprio dall`istituto di Statistica. Ovviamente abbiamo aggiornato il paniere secondo i comportamenti d`acquisto reali et voilà». Tutto messo nero su bianco: alimentari, dai 2 mila euro spesi nel 2001 ai 2.343 del 2002 (più 17,1 per cento); servizi bancari, dai 353 a 405 (più 14,7%); assicurazioni, da 1.250 a 1.380 (più 10,4%). Eccetera, eccetera. Risultato: i famigerati 1.505 euro scuciti inaspettatamente, il 6,6 per cento in più.
Tre milioni di lire, mica bazzecole. Il doppio di quanto stimato dal presidente dell`Istat, Luigi Biggeri. Ma si sa, lui applica il suo indice per fotografare l`inflazione, che è cresciuta in lenta progressione fino al 2,8 per cento, ma che rimane parecchio lontana dalla dalla percezione degli italiani (che notano rialzi almeno doppi) e, ancora di più, da quella sbandierata dai movimenti dei consumatori.
Da qui l`aspro contenzioso con l`Istat, arrivato ai tribunali.«Certo, oggi siamo all`8 per cento» assicura l`Eurispes, che per conto di altre otto associazioni, riunite sotto la sigla «Coalizione dei consumatori», sta addirittura preparando un contropaniere sul carovita.
Quale morale dopo i primi due mesi del 2003? Avrà pure ragione un fior di economista (come Francesco Giavazzi) quando sostiene che i nostalgici della lira non hanno idea di quanto sarebbe costato, ben di più, restare fuori dalla moneta unica. E` altrettanto vero, però, che nessuno aveva detto agli italiani che avrebbero dovuto pagare una specie di seconda eurotassa: 1.505 euro, appunto, il famoso scalino di Ciampi. Quello resterà per sempre, anche se i prezzi, è augurabile, si fermeranno. E stavolta nessuno penserà a restituirci i soldi.
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