21 Settembre 2011

Caro carburante, si incatena alla pompa

TREVISO – Si è incatenato al distributore di benzina perché «strozzato dai prezzi». Non si tratta di un’ automobilista al quale sono saltati i nervi dopo l’ ennesimo rincaro del «pieno» ma del gestore di una pompa di benzina a Treviso (zona Fiera). Cappio al collo con tanto di nodo scorsoio e catena lunga un metro che lo costringe a pochi centimetri dalla «pistola», Giancarlo Borsoi, 51 anni, ha iniziato ieri mattina la sua protesta contro la multinazionale TotalErg. Ed è pronto ad andare avanti. Se non avrà risposte dalla compagnia, è pronto a rimanere incatenato anche di notte e a cominciare lo sciopero della fame. «A causa del continuo aumento dei prezzi rischio la bancarotta» si sfoga il benzinaio, che dal 2004 ad oggi ha avuto un calo del 75% del fatturato. Ed ora, sotto i colpi della manovra, ci si mette anche l’ aumento dell’ Iva: «Un ulteriore salasso non solo per gli automobilisti – dice – ma anche per noi gestori». Il problema principale è il «vincolo di fornitura esclusiva»: la compagnia petrolifera Total Erg, dal quale l’ impianto è costretto a rifornirsi, impone al gestore sia il prezzo di acquisto di benzina e gasolio sia il prezzo di vendita. «Un paradosso – sostiene Giancarlo Borsoi – perché la stessa compagnia che mi vende il carburante, rifornisce anche le pompe bianche, mie concorrenti, a un prezzo scontato». L’ effetto sarebbe un prezzo fuori mercato: più alto di oltre dieci centesimi al litro rispetto ai concorrenti. «A 500 metri da qui ci sono tre pompe di benzina che fanno un prezzo più basso di 8-9 centesimi. Io purtroppo ho le mani legate». Quanto basta per perdere quasi tutti i clienti e mandare in malora l’ attività. «Quando sono subentrato al precedente gestore nel 2004 – continua il benzinaio – ho chiesto un finanziamento di 300 mila euro. Dovevo rientrare in pochi anni e invece mi trovo ancora oggi sommerso dai debiti. Ad agosto ho persino dovuto licenziare mia figlia perché non riuscivo più a garantirle lo stipendio. Ora siamo rimasti solo io e mia moglie». Conti alla mano, se nel 2006 la pompa di benzina riusciva a vendere un milione e 600 mila litri, quest’ anno arriverà appena a 400 mila. Tre quarti in meno. Indipendentemente dal prezzo della benzina, il margine di guadagno per i gestori tradizionali è di circa 4 centesimi al litro. «Troppo poco per sopravvivere – assicura il gestore – non possiamo neanche fare promozioni per attirare i clienti». Una battaglia, quella contro le grandi compagnie, già iniziata dal sindacato dei gestori. «L’ aumento dell’ Iva rischia di aggravare il problema – commenta Moreno Parin, presidente di Gisc-Confcommercio – ma la responsabilità dei prezzi elevati è delle compagnie. Purtroppo non abbiamo strumenti giuridici per imporci». Fatale Per Parin la concorrenza di chi invece può limare il prezzo alla pompa: «Basti pensare che il 13% dei distributori tra le province di Padova, Venezia e Treviso sono pompe bianche. Ma hanno in mano il 40% delle vendite». Anche perché i clienti risparmiano. Il problema di concorrenza è già stato segnalato dalla Gisc del Veneto all’ Antitrust. Un ricorso finora senza esito. «Il fatto è che alle compagnie non interessa nulla degli operatori: se un gestore «scoppia» non è un problema loro». Anche il Codacons sottolinea la mancanza di concorrenza e lo strapotere delle compagnie che danneggia sia i consumatori che i benzinai. «Come se non bastasse – aggiunge il presidente Carlo Rienzi – il Governo ha dato il colpo di grazia prima con l’ aumento delle accise, poi incrementando l’ Iva al 20%. Provvedimenti che comporteranno un maggiore esborso di 79 euro l’ anno per ogni automobile». Eppure tra Codacons e benzinai non corre buon sangue: «Quando abbiamo chiesto aiuto contro l’ Unione Petrolifera – attacca Parin – il Codacons non ha mai fatto nulla. Salvo metterci contro l’ opinione pubblica per gli aumenti».

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