25 Marzo 2012

Caro benzina, blitz della Gdf sospetti di speculazioni su dieci società petrolifere

Caro benzina, blitz della Gdf sospetti di speculazioni su dieci società petrolifere

MILANO – Cosa c´è dietro le «quotazioni insostenibili» raggiunte dal prezzo della benzina, aumentato in un anno di quasi il venti per cento? L´impennata, fino a 1,9 euro a litro e il superamento della soglia psicologica dei due euro, bruciata meno di dieci giorni fa in autostrada, sono provocati da oggettivi fattori macroeconomici o piuttosto da «manovre speculative», come sostiene il Codacons nell´esposto presentato alle procure di tutta Italia? Proprio sulla base delle cinque pagine stilate dal Coordinamento delle associazioni di difesa dei consumatori, la procura di Varese ha aperto un´inchiesta e spedito la Guardia di Finanza nelle sedi di dieci società petrolifere con una dettagliata richiesta di acquisizione di documenti. L´indagine, coordinata dal procuratore capo Maurizio Grigo e dal sostituto Massimo Politi, punta a capire se l´aumento del prezzo finale pagato dai consumatori abbia delle giustificazioni o nasconda una politica strumentale delle società, che ne approfittano per aumentare i loro margini di guadagno. «Il costo della benzina ha ormai raggiunto quotazioni insostenibili – è la premessa dell´avvocato Giuseppe Ursini, che ha presentato l´esposto per conto del Codacons – negli ultimi anni abbiamo dovuto assistere a un continuo elastico speculativo tra il prezzo del singolo barile di petrolio e le influenze dello stesso sul costo del carburante ai distributori». «Avviene sovente – è l´atto d´accusa dell´associazione dei consumatori – che il prezzo aumenti immediatamente ogni qual volta si verifica un incremento del costo del petrolio, mentre viceversa tale corrispondenza viene a mancare nel momento in cui il prezzo del petrolio scende». L´altro aspetto critico, secondo il Codacons, è rappresentato dalla tempistica con cui avvengono tali oscillazioni: «sistematicamente in prossimità delle grandi partenze, con il sospetto che in queste occasioni vengano scientificamente poste in essere delle manovre atte ad aumentare il prezzo della benzina in danno ai consumatori». Così, per fare luce su questi meccanismi, la Guardia di finanza ha chiesto alle dieci società (Api, Eni, Erg, Esso, Ip, Q8, Shell, Tamoil, Total e Total Erg) che controllano il 95 per cento del mercato italiano la documentazione relativa alla formazione del prezzo finale. Materiale contabile e contrattuale acquisito presso le sedi di Roma, Genova e Milano dei vari operatori, necessario agli investigatori per ricostruire l´intera filiera che porta alla definizione del prezzo: da quello pagato ai fornitori stranieri alle spese di distributore, fino al reale impatto di accise e altre tasse come l´Iva. Sull´indagine di Varese, la prima nel suo genere in Italia, contano molto i consumatori. Ci vorrà circa un mese, con le prime informative della finanza in procura, per capire se l´accelerazione delle indagini avrà dato esiti concreti. A quel punto i magistrati decideranno come proseguire. Il fascicolo è al momento “a carico di ignoti”, e quindi senza indagati, con l´ipotesi di reato di “manovre speculative di merce”, con la procura che considera le aziende come soggetti privati, ma “incaricati di pubblico servizio”. Gli accertamenti della Finanza serviranno anche a capire se le aziende hanno attivato comportamenti speculativi attraverso accordi di “cartello”. «Siamo partiti da un dossier conoscitivo sulle modalità di formazione dei prezzi e dei relativi margini di guadagno. Ora confronteremo i margini medi con quelli applicati negli stessi periodi», spiega il colonnello Antonio Morelli, comandante provinciale della Gdf di Varese. L´iniziativa della procura trova consensi bipartisan. Per il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni è «il tema del costo altissimo della benzina sta penalizzando fortemente sia i cittadini, sia le imprese». Come dimostra oltretutto il dato rivelato da Confindustria: a gennaio il calo dei consumi di carburante è stato dell´11%, sottraendo lo 0,25% alla crescita del Pil italiano. Da Cernobbio, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani propone «un tavolo con i petrolieri per ragionare sulla possibilità di ripristinare l´accisa mobile», un meccanismo automatico che prevede la diminuzione dell´accisa stessa se aumenta il costo del petrolio.
sandro de riccardis

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