2 Marzo 2012

Carnival, rating abbassato e scontri legali

Carnival, rating abbassato e scontri legali

Anna Guaita New York. Le azioni legali stanno prendendo forma in Italia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Oltre all’ azione collettiva gestita nel nostro paese dal Codacons, sono mobilitati gli studi legali Irwin Mitchell in Gran Bretagna e negli Usa la doppietta Proner-and-Proner e la Napoli-Bern-Ripka-Shkolnik: due pesi massimi. Molto è stato scritto sulle possibilità che le cause sortiscano il loro effetto e obblighino la Carnival, la società madre della Costa Crociere, a ripagare centinaia di milioni di dollari ai parenti delle persone uccise. Ma mentre si discute, la Carnival comincia a risentire della cattiva pubblicità e a subire lei stessa dei danni economici. La Carnival è la più grande società mondiale operatrice di crociere e domina il 50%. Prima della catastrofe della Concordia, la ditta che ha sede in Florida prevedeva un aumento dei profitti annuali del 17% ed un apprezzamento dei suoi titoli azionari fino a 2,85 dollari ad azione. Ma l’ incidente della Concordia, al quale è seguito quello dell’ Allegra, unito a un rincaro dei carburanti, minaccia di far calare il valore delle azioni di quasi 51 centesimi. L’ ascoltata analista Rachel Rothman, esperta della Susquehanna Financial Corporation di New York, ha retrocesso il suo giudizio sui titoli Carnival da “positivo” a “neutro”. Ma si parla di cancellazioni, non delle cause per danni. Comunque vadano quelle cause la Carnival è protetta dalle assicurazioni. Paul Motter, un economista esperto dell’ industria delle crociere, proprietario del sito specializzato CruiseMates, scrive che secondo la Convenzione di Atene (un accordo internazionale che ogni passeggero accetta nel momento in cui acquista il biglietto) il risarcimento massimo in caso di morte arriva a 525 mila dollari. Con 32 persone perite al Giglio, il calcolo è presto fatto: circa 17 milioni di dollari (contro i 528 milioni richiesti dagli avvocati). A questa cifra va aggiunta la perdita della nave, intorno ai 570 milioni di dollari. Ma, insiste Motter «è molto probabile che la Costa non dovrà pagare nulla e che l’ obbligo ricadrà sulle società di assicurazione». Secondo lui, la Costa rimane una società «in ottima salute finanziaria», e l’ unica vera minaccia è rappresentata dalle cancellazioni. Gli analisti americani hanno effettivamente constatato che nel settore crociere c’ è stata una contrazione del 20% delle prenotazioni, con un effetto contagio anche sulle società rivali della Carnival. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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