1 Febbraio 2012

Carnival costretta al profit warning   

Carnival costretta al profit warning

il gruppo ha rivisto le stime sull’ utile 2012 previsto in calo da 95 a 85 milioni di dollari, al netto di altri 30-40 milioni di costi connessi all’ incidente. nessuna disdetta a fincantieri. il codacons lancia class action a miami.
Dopo l’ incidente della Concordia le prenotazioni per i vari marchi crocieristici del gruppo Carnival, Costa esclusa, sono scese di almeno il 15%. I primi numeri ufficiali sull’ impatto economico della tragedia dell’ isola del Giglio sono stati resi pubblici dal rapporto Form 10-K che Carnival Corporation ha presentato come ogni anno alla Sec (Securities and exchange commission). I numeri di Costa Crociere sono invece difficilmente interpretabili perché è in pieno svolgimento l’ attività di riprenotazione e riprotezione conseguente al naufragio. Carnival ha però ammesso che «le prenotazioni della controllata italiana sono diminuite in maniera significativa», anche se ha motivo di ritenere che «l’ incidente non avrà un impatto significativo a lungo termine sul business». Secondo le stime del gruppo, il naufragio avrà un impatto negativo sull’ utile netto dell’ esercizio annuale 2012 compreso tra 85 milioni e 95 milioni di dollari, cui si aggiungeranno altri 30-40 milioni di dollari circa per altri costi connessi all’ incidente. Carnival ha inoltre precisato che il valore contabile netto della Costa Concordia era di 490 milioni di dollari (379 milioni di euro) al 31 dicembre scorso e che il valore della copertura assicurativa relativa alla nave ammonta a 510 milioni di dollari (395 milioni di euro). Non trovano riscontro, invece, le indiscrezioni secondo cui la compagnia avrebbe «temporaneamente congelato» le commesse firmate con Fincantieri e con Mitsubishi Heavy Industries per nuove navi in consegna nei prossimi anni. Né tantomeno è stata decisa la tempistica del possibile recupero della nave che comunque richiederà diversi mesi di tempo. Di diverso avviso le opinioni delle associazioni dei consumatori. «La Concordia deve essere rimossa in 30 giorni», ha detto Carlo Rienzi, presidente del Codacons che ha depositato una diffida in tal senso e ha chiesto al Tar del Lazio che venga nominato un commissario ad acta da affiancare al commissario delegato all’ emergenza per il Giglio, Franco Gabrielli. Il Codacons ha tenuto ieri una conferenza stampa a Genova nella quale ha annunciato di aver lanciato, in collaborazione con i due studi legali americani Napoli Bern Ripka Shkolnik LLP e Proner&Proner, una class action depositata alla Corte di Giustizia di Miami contro Costa Crociere e Carnival Corporation «per far ottenere a tutti i passeggeri internazionali coinvolti nell’ incidente il giusto risarcimento per i danni subiti». Per i primi sei passeggeri che si sono rivolti a questa associazione è stato chiesto un risarcimento di 10 milioni di dollari per i danni subiti più 450 milioni per i danni punitivi. Il Codacons è l’ unica associazione che ha deciso di rivolgersi alla giustizia statunitense perché «la strategia e la proprietà di Costa fanno capo a Miami, ma in caso di insuccesso non escludiamo la possibilità di entrare come parti civili anche nel processo penale in corso a Grosseto». L’ associazione presieduta da Carlo Rienzi ha preso fin da subito le distanze dalle altre associazioni dei consumatori che hanno concordato con Costa Crociere un risarcimento forfettario di 11 mila euro a persona (più altri 3 mila di rimborsi) per le spese sostenute «a copertura di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti» fatta eccezione per le famiglie delle vittime e i passeggeri feriti. «Per costoro», spiega l’ Adiconsum, «l’ indennizzo terrà conto della gravità del danno subito dai singoli individui». Il Codacons li definisce questo rimborso «un’ elemosina che i passeggeri della nave non devono assolutamente accettare» e si spinge perfino a chiedere i risarcimenti per il danno all’ immagine subito dall’ Italia: «Il Centro Studi Codacons ha monitorato le notizie pubblicate sul  da 78 media distribuiti in tutto il mondo nella settimana successiva al naufragio del Giglio e ne deriva l’ evidenza di un gravissimo danno all’ immagine del sistema Italia e all’ efficienza dell’ organizzazione dei suoi servizi». (riproduzione riservata)

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