Carne infetta e con marchi falsi Denunciati allevatori e veterinari
-
fonte:
- Corriere.it
Blitz
del Nas nel Lazio e in altre dieci Regioni. Sequestrati 100 bovini, 80
indagati. Il Codacons: «Dai cittadini azioni legali»
di Rinaldo Frignani e Michele Marangon
ROMA – Carne infetta e con marchi falsi venduta al posto di quella fiorentina e umbra. Con il rischio, sventato in tempo dai carabinieri del Nas, che fettine e bistecche finissero sulle tavole delle famiglie italiane. È quanto è emerso dall’operazione dei militari sfociata in 80 denunce, compresi sei veterinari compiacenti, e nel sequestro di 100 bovini che si aggiungono ai 500 abbattuti a partire dal 2011.
I capi
L’indagine è stata condotta dal Nas di Perugia e dalla procura umbra, ma si è estesa a molte altre Regioni, compreso il Lazio. Proprio dalle province laziali, secondo i carabinieri, proveniva una parte dei carichi di carne utilizzata dall’organizzazione per il maxi raggiro da milioni di euro che si basava su quattro aziende agricole. E proprio a Roma e nel Lazio gli investigatori hanno sequestrato partite di carne. Secondo il capitano Marco Vetrulli, che guida il Nucleo antisofisticazione di Perugia, a capo della banda c’erano due allevatori, un perugino già implicato in un’indagine analoga e ora sotto processo, e un aretino. I sequestri, spiega l’ufficiale, non riguardano carni infette, ma solo bovini con certificazioni non idonee. E non c’è, come nel 2011, pericolo di trasmissione di malattie all’uomo – tubercolosi, brucellosi, blue tongue – perché, aggiunge Vetrulli, «nessuna fetta di carne infetta è comunque arrivata nel piatto di qualche consumatore. Abbiamo bloccato tutto prima».
Veterinari infedeli
Il valore dei bovini sequestrati è di due milioni di euro e l’indagine, che ha impegnato 300 carabinieri, si è sviluppata in Umbria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Lombardia, Abruzzo, Basilicata, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte. Coinvolti 56 allevatori, tre autotrasportatori e sei veterinari delle Asl del centro-sud (Perugia, Arezzo, L’Aquila, Foggia, Potenza e Matera) che falsificavano passaporti e marche auricolari del bestiame per introdurre sul mercato bovini di razza ed età diverse da quelle certificate dai documenti. «Siamo di fronte all’ennesimo scandalo alimentare italiano – attacca il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. Ancora una volta la salute dei consumatori è messa a repentaglio da gravi illeciti nel campo alimentare. Vogliamo sapere dalle autorità i nomi delle ditte coinvolte nella vicenda, in modo che i cittadini che hanno consumato carne infetta possano essere informati e avviare le dovute azioni legali: in caso di commercializzazione di carne infetta presso i consumatori, si aprirebbe automaticamente il fronte dei risarcimenti in favore di chi ha acquistato e consumato alimenti non solo contraffatti e con marchi falsi, ma addirittura infetti, con potenziali pericoli sul fronte sanitario».
Tra Latina e Frosinone
Anche la provincia di Latina e quella ciociara sono coinvolte nell’indagine del Nas. I militari hanno ispezionato tre allevamenti, due in provincia di Latina e uno a Frosinone, riscontrando irregolarità documentali. Gli allevatori , falsificando i dati anagrafici degli animali, spacciavano i propri capi di bestiame come esemplari di razza chianina oppure altre tipologie pregiate per rivendere la carne a un prezzo più alto. Secondo quanto appreso dal comando del Nas di Latina, gli allevamenti visitati dai carabinieri si trovano a Veroli ( Frosinone), a Sezze e a Roccasecca dei Volsci.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ALIMENTAZIONE
- SANITA'
-
Tags: Alimentare, bovini, Carlo Rienzi, carne, carni, nas, perugia, salute
