26 Febbraio 2013

Carne di cavallo nelle polpette Ikea

Carne di cavallo nelle polpette Ikea

ERA l’ articolo più venduto, ma è stato ritirato. Altro che libreria Billy e divano super economico. All’ Ikea, riuscivano a mettere d’ accordo bambini e ultraottantenni quegli 800 mila piatti di polpette spadellati in tutta Italia. Andavano a ruba. Tanto da essere messe in vendita – 600 mila confezioni su scala nazionale – pure al minimarket gastronomico. Che da ieri – come il self service- ha detto addio all’ amatissimo articolo di punta, seppellito da un nitrito. Ieri, la multinazionale del mobile fai -da -te, in Italia- e nel resto d’ Europa – ha stoppato la vendita di tutte le polpette di manzo. Ritirate. Prodotte da uno dei maggiori fornitori in Svezia, Familjen Dafg, sono finite nel tritacarne dello scandalo carni equine pure le polpette. In una partita di polpette Ikea in vendita a Brno, nella Repubblica Ceca è stata scoperta carne di cavallo. E a quel punto, all’ Ikea non è rimasto che il ritiro dal mercato. In14 Paesi. Qualche giorno fa, in Italia, era stata bloccata la vendita di un lotto specifico, prodotto dalla Familjen Dafg. Ma dopo la comunicazione di Praga, via di bruttotutte le polpette dai14 Paesidella UE, evitando lo stillicidio di noti zie e soprattutto lo scandalo quotidiano. Galoppato dall’ Irlanda dov’ era stata trovata la prima traccia di Dna di carne di cavallo in alcuni Il ministro Balduzzi: «Nessun rischio perla salute» pa più dell’ euro e della crisi. A ritmo serrato, arrivano notizie di carne di cavallo scovata in ogni dove. Certamente dove non dovrebbe essere. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, rassicura: «Nessun rischio per la salute», una «colossale frode». Che questo è, senza uno straccio di etichetta alimentare per avvertirei consumatori. Tant’ è che Codacons e altre associazioni sono già sul piede di guerra, per azioni legali e risarcimento danni. E Coldiretti consiglia a Ikea «almeno per i negozi in Italia» un impasto «con carne made in Italy a km 0». Anche perché, come riportala Reuters, in Italia sono stati prodotti nei macelli 16,5 milioni di chili di carne equina nel 2012, ma appena il 25% deriva da animali nati, allevati e macellati in Italia. Per la serie: qualcosa come 30 milioni di chili di carne di cavallo «senza l’ obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio» è finita macellata – e forse consumata – da noi. Proveniente, però – secondo Coldiretti – da Polonia, Romania, Spagna e Francia. Ecco perché con carnea km 0 si limitano frodi e altri vari incidenti di percorso. Il tutto mentre dal Vecchio Continente rimbalzano notizie di lotti di polpette “a rischio”. Per dire, Eveline De Ridder, di Ikea Belgio, ha fatto spa rire tutti i pacchetti di polpette Koettbullar, surgelati, prodotti in Svezia e con scadenza 22 gennaio 2014. Poi è arrivato lo stop definitivo delle polpette in tutta Europa – Gran Bretagna, Portogallo, Paesi Bassi e Belgio – direttamente dalla casa madre svedese. Il timore, però, più che per la salute umana è perla salute delle aziende, già traballanti perla crisi. Cia, la Confederazione italiana agricoltori, mette in guardia dal rischio psicosi con fuga dal consumo di carni bovine o prodotti che le contengano. E inesorabili «immediati danni economici e d’ immagine anche per tutte quelle aziende del settore che, in Italia come in Ue, hanno sempre lavorato perla qualità e la tracciabilità». Ecco perché la proposta è un’ etichettatura ancora più completa. LaUe ha recepito. Decidendo di anticipare «all’ estate o all’ inizio dell’ autunno» lapresentazione del rapporto, previsto per fine anno, sull’ etichettatura della carne lavorata e dei prodotti che la contengono. In attesa che scenda questa febbre da cavallo. Che a Berlino ha raggiunto persino un kebab.

patrizia albanese

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