20 Febbraio 2013

Carne di cavallo, ampliati i controlli

Carne di cavallo, ampliati i controlli

Emanuele Scarci MILANO Si amplia la vicenda della carne di cavallo non dichiarata negli alimenti. Mentre Nestlé ritira dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo a marchio Buitoni “contaminati” da tracce di carne equina, divampa la polemica sulla mancata tracciabilità e sugli omessi controlli. Intanto i Nas effettuano controlli nella sede di Milano e di Moretta (Cuneo) della multinazionale e, sul fronte della vicenda che nei giorni scorsi ha visto coinvolta Findus, si registrano perquisizioni anche in Francia nelle sedi della società Spanghero. E il Codacons rilancia la polemica nei confronti dell’ Efsa (l’ Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma). Nestlé, da parte sua, dichiara che procederà in giudizio per frode contro la società tedesca fornitrice, la H. J. Schypke, sottolinea di essere parte lesa e di aver avviato i test autonomamente per non perdere la fiducia dei consumatori. Di solito le società trasformatrici effettuano severi e continui controlli, anche a random, sulle materie prime acquistate. «Abbiamo fatto i controlli preventivi – dicono dal quartier generale milanese di Nestlé Italiana – ma quelli sulla carne di cavallo non sono di routine. Il fornitore aveva garantito contrattualmente carne di manzo e invece si è trovato del cavallo». Nell’ industria del food normalmente i controlli di qualità sono molto rigidi e di routine su tutto ciò che è destinato alla lavorazione. In caso di incidente si rischia di veder vaporizzare fette di mercato per ottenere le quali si sono investiti risorse e anni di lavoro. Il fatto paradossale è che le quotazioni della carne di cavallo in Italia sono vicine al manzo: Coldiretti segnala una quotazione media tra 12 e 15 euro per cavallo giovane e bovino. Nestlé ha deciso il ritiro di ravioli e tortellini (“Ravioli di brasato Buitoni” e “I tortellini di carne” distribuite in Italia a marchio Buitoni) dopo aver trovato tracce di Dna di carne di cavallo pari all’ 1%. «Informate le autorità dell’ esito degli esami, Nestlé rassicura che non ci sono problemi di sicurezza alimentare. I prodotti ritirati saranno sostituiti con altri i cui test confermeranno essere al 100% di manzo». Il direttore generale dell’ Istituto zooprofilattico di Torino, Maria Caramelli, sostiene che «gli esami condotti su due dei sei campioni prelevati dai Nas ha finora dato esiti negativi. I test dovranno anche accertare la presenza di possibili residui di fenilbutazone, un antinfiammatorio utilizzato per i cavalli. La Nestlé in Italia conta su un fatturato intorno ai 3 miliardi con 5.600 addetti. La società guidata da Leszek Wencel opera nei dolciari (Perugina, Nesquick,Galak), coloniali (Nescafè e Nespresso), acque minerali (san Pellegrino), pasta (Buitoni), latte per l’ infanzia (Nidina), surgelati (valle degli orti), gelati (La Cremeria, Coppa del nonno, Motta) e nel petfood (Purina, Friskies). E i danni? «Non ci interessa quantificare i danni subìti – precisa Manuela Kron, direttore corporate affairs di Nestlé Italiana – Il problema è mantenere il rapporto di fiducia con i consumatori e questo spiega i test effettuati volontariamente». Adiconsum esprime apprezzamento per il ritiro deciso da Nestlé, ma sollecita l’ introduzione della «tracciabilità per combattere le mafie». Il Codacons, su posizioni simili, polemizza con l’ Efsa per i mancati controlli, invitando i vertici alle dimissioni. Pronta la replica: «Non vi è alcuna prova di un problema di sicurezza alimentare associato alla presenza di carne di cavallo in cibi etichettati come manzo. Nel sistema di sicurezza alimentare della Ue tali questioni sono di competenza dei singoli Stati membri e della Commissione europea in quanto gestori del rischio, il ruolo dell’ Efsa è invece di fornire consulenza scientifica in merito a questioni di sicurezza alimentare». Coldiretti stima che in Italia nel 2012 siano stati importati 30 milioni di chili di carne equina, senza l’ obbligo di indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio o come ingrediente nei prodotti trasformati; per il 41% dalla Polonia, ma anche da Spagna (15%) e Francia (8%) mentre oltre un milione di chili (4%) proviene dalla Romania. Gli italiani, sottolinea la Coldiretti, sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo in Europa con 42,5 milioni di chili. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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