«Carim, va scongiurata la prescrizione»
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fonte:
- Corriere Romagna
sono diverse centinaia i
ricorrenti contro gli ex vertici della prima banca di rimini gli
azionisti danneggiati lanciano un appello ai candidati sindaci: datevi
da fare per noi
RIMINI. I rappresentanti del Codacons e il consiglio direttivo del Comitato di tutela dei piccoli azionisti Banca Carim condividono la necessità di «riportare l’ attenzione sui risarcimenti ai piccoli azioni sti prima che il procedimento che vede coinvolti gli ex vertici dell’ istituto di credito finisca in prescrizione». Ne hanno discusso venerdì, per una valutazione della situazione che ha visto già un rilevante numero di azionisti promuovere un’ azione «per recuperare quanto perso a causa delle passate gestioni il prima possibile, onde evitare il rischio della prescrizione dei reati contestati». Appello ai candidati. Come primo atto concreto le due organizzazioni hanno deciso di invitare tutti i candidati sindaco al Comune di Rimini a prendere posizione, con le forze politiche che li sostengono, impegnandosi in modo costante a fianco degli azionisti rimasti danneggiati dalla vicenda Carim. «Con il Coda c o n s spiega Giuseppe Tad dia, responsabile della segreteria provinciale della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) condividiamo le perplessità. La prescrizione certamente non è auspicabile: gli azionisti che avevano investito diverse migliaia di euro in azioni acquistate a 25 euro e ora non più negoziabili, rischiano di rimanere a bocca asciutta. Il 15 giugno, alla prossima udienza del processo saremo presenti per ricordare la nostra situazione. Assieme con i rappresenti legali, il prossimo passo sarà quello di indire un’ assemblea generale nella quale valutare le possibilità che si potrebbero prospettare». Tantissimi danneggiati. I ricorrenti, tra i piccoli azionisti, sono diverse centinaia e le cifre che reclamano sono complessivamente sostanziose. Il terremoto che più di un anno fa aveva scosso gli ex vertici della banca Carim e che vedeva indagate 26 persone (per due di queste la procura ha disposto l’ archiviazione), era partito da un’ inchiesta della Guardia di finanza. Le accuse vanno da associazione a delinquere a false comunicazioni sociali e indebita restituzione dei conferimenti. Nel mirino degli investigatori la concessione di finanziamenti senza le dovute garanzie. La Guardia di finanza ha nel frattempo avviato un’ indagine bis il cui punto cardine riguarderebbe la distribuzione degli utili: anche in base alla relazione dei commissari della Banca d’ Italia, non sarebbe potuta avvenire prima del 2017.
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