29 Settembre 2016

Carife. Ubi vuole tutte le good bank, tranne la Cassa di Ferrara

Carife. Ubi vuole tutte le good bank, tranne la Cassa di Ferrara
Nicastro sonda l’ intervento del braccio volontario del Fitd, l’ altra ipotesi è la “liquidazione dolce”

Non sono segnali positivi per Carife quelli che emergono dai rumors sulla trattativa per l’ acquisizione delle ‘good bank’. Ubi – al momento il soggetto che si è spinto più avanti di tutti – avrebbe infatti presentato il proprio dossier per Banca Marche, Etruria e Carichieti, escludendo la Carife. Si tratta della stretta finale per l’ acquisto, in attesa che la commissione Ue conceda un’ altra proroga per finalizzarlo. secondo Il Sole 24 Ore il dossier di Ubi oggi (giovedì) sarà sul tavolo del Supervisory Board della Bce per una verifica sulle modalità dell’ intervento. Buona parte della trattativa si è concentrata sulle sofferenze e gli incagli di cui Ubi non ha intenzione di farsi carico, per questo il presidente degli enti ponte, Roberto Nicastro, ha avviato contatti con il Tesoro e con il Fondo di risoluzione. Rimane fuori, come detto, Ferrara per la quale si stanno valutando soluzioni alternative: una è quella dell’ intervento del Fondo interbancario (il braccio a contribuzione volontaria) che ha già ricapitalizzato Caricesena per quasi 300 milioni di euro. Si starebbe inoltre facendo un tentativo con Cariparma che, però, non pare troppo interessata. Altra soluzione sul tavolo secondo il quotidiano di Confindustria – anche se considerata più difficile anche per via delle possibilità di contagio – è quella della “liquidazione dolce”: la dismissione progressiva e ordinata delle attività. Intanto si è aperta una questione che riguarda i correntisti di alcune banche che partecipano al Fondo nazionale di risoluzione: secondo quando riportano La Stampa e il Linkiesta, Ubi, Bpm e Unicredit avrebbero avvisato dipendenti e clienti dell’ aumento unilaterale dei costi per i correntisti (+ 25 euro di spese fisse), giustificato (almeno nel caso di Bpm secondo un estratto riportato da Linkiesta ) proprio con la necessità di recuperare parte delle somme erogate a favore del Fondo. Un comportamento che, di fatto, andrebbe esattamente nella direzione opposta dei principi per cui sono stati introdotti “bail-in” e “burden-sharing”: evitare che i costi degli interventi per le banche in difficoltà ricadano sulla collettività. Sulla questione si è già mosso il Codacons: “Invitiamo i correntisti a una sommossa legale, presentando una raffica di denunce contro le proprie banche – afferma il presidente Carlo Rienzi -. Oggi stesso invieremo formale diffida alla Banca d’ Italia, affinché blocchi qualsiasi iniziativa degli istituti di credito tesa a scaricare sulla collettività i costi del salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti, e punisca severamente le banche responsabili di scelte scellerate a danno dei propri clienti”.

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