16 Dicembre 2015

Carife. Il Codacons verso l’ azione collettiva

Carife. Il Codacons verso l’ azione collettiva
Sulla Nuova banca niente allarmismi: “I risparmi rimasti ora sono sicuri”

    

di Giuseppe Malatesta Lagosanto. Nella sala civica di Piazzetta Fiocinini la prima assemblea pubblica del Codacons sul caso del salvataggio di Carife, rivolta ai piccoli investitori travolti dal crack, alle prese con la perdita dei propri risparmi dopo l’ azzeramento del valore di azioni e obbligazioni subordinate. Legali ed esperti dell’ associazione, insieme al presidente regionale Codacons Bruno Barbieri, hanno illustrato nel corso della serata le azioni che il Codacons intende avviare a tutela dei soggetti coinvolti. “Siamo in una situazione meno tragica di quello che appare – ha precisato Barbieri -, in quanto la giurisprudenza ci mette a disposizione gli strumenti giusti per vederci restituire i nostri risparmi. In questi giorni i mass media stanno affrontando la questione non sempre con i toni giusti, come Codacons siamo fiduciosi e ci mettiamo immediatamente a disposizione dei nostri utenti”. La strada proposta dalla nota associazione è quella dell’ azione collettiva di costituzione parte civile nel procedimento penale a carico della Cassa di risparmio, procedimento che, di fronte ad una condanna penale dei soggetti coinvolti, obbligherebbe questi ultimi ad un risarcimento pari al valore medio pre-crack dei titoli sottoscritti. “E’ importante – spiega Barbieri – intraprendere questa azione legale in modo collettivo, in quanto l’ iniziativa individuale potrebbe prevedere tempistiche più lunghe e risultati meno certi. La nostra esperienza con i default finanziari di altri istituti di credito ci insegna che è opportuno partire dalla nomina di persona offesa, una dichiarazione dell’ utente che noi trasmettiamo alla Procura di competenza e che mette quest’ ultimo nelle condizioni di essere informato dagli organi giudiziari su qualsiasi iniziativa e sviluppo del procedimento contro Carife”. La nomina di persona offesa, sottoscrivibile in questa occasione in sala, a margine della serata informativa, permetterà al risparmiatore coinvolto nella vicenda di costituirsi parte civile entro un termine prestabilito che è q uello della prima udienza penale. A fronte di un contributo simbolico di 2 euro, l’ associazione si prende in carico la pratica collettiva durante questa prima fase, garantendo poi assistenza anche nelle successive. “Nel caso in cui il consumatore decida di costituirsi parte civile – informa il Codacons – le spese da sostenere saranno quella associativa (pari a 48 euro annuali) e quella relativa all’ onorario, che varia da 300 a 600 euro in base alla consistenza della posizione finanziaria, e quindi del capitale investito, per cui si chiede il risarcimento”. Molto importante, secondo i legali, è procedere per tempo, per permettere ai rappresentanti legali di gestire una mole di lavoro che risulterà non poco gravosa e per accorciare al massimo le tempistiche tecniche. Fondamentale è inoltre recuperare la documentazione utile, relativa ai fondi sottoscritti: contratti e ordini di acquisto possono essere anche recuperati presso la stessa banca, che è obbligata oltre che a conservarli per un decennio, a fornirli su richiesta del cliente. La documentazione permetterà inoltre di verificare che, in presenza di un deposito titoli, le sottoscrizioni di azioni e obbligazioni siano in linea con il profilo di rischio scelto dall’ investitore. Se infatti, in presenza di un profilo di rischio conservativo o medio la banca ha proposto e acquistato titoli non adeguati, il risparmiatore ha ragione di intraprendere azioni legali per revocare quell’ acquisto e chiedere la restituzione del capitale investito. Discorso a parte per medi e piccoli imprenditori. Come spiegano i legali, per loro si potrebbe presentare la necessità di intraprendere un’ azione legale individuale, parallela a quella collettiva, per tutelarsi dal rischio di vedersi negare crediti da altri istituti in quanto segnalati alla Banca d’ Italia come cattivi pagatori: “in molti casi – illustrano gli avvocati – la sottoscrizione delle obbligazioni è stata proposta come garanzia di prestiti e mutui concessi a piccola e media impresa. Venendo meno il valore di queste si viene messi in sofferenza e, nell’ impossibilità di restituire il credito, si chiudono le possibilità di altri crediti in quanto cattivi pagatori. Intraprendendo un’ azione legale contro Carife si sarebbe maggiormente tutelati in questo senso e si scongiurerebbe tale rischio”. “Abbiamo ragione di credere che questa sia la strada giusta – ha concluso il presidente Barbieri -, anche in base a quanto avvenuto in occasione dei procedimenti penali per falso in bilancio a carico di Monte Paschi e del gruppo Ligresti, in occasione dei quali gli utenti assistiti da Codacons hanno ottenuto ottimi risultati. In materia di risparmi possiamo contare su una tutela costituzionale non indifferente, e questo deve tranquillizzare i consumatori, a cui chiediamo fiducia. Anche se la strada è in salita si potrà ragionevolmente contare sulla restituzione dei propri risparmi, il cui rimborso sarà pari al valore medio dell’ investimento calcolato fino al momento del crack e comprenderà gli aumenti di capitale successivi. Procedimenti che saranno gestiti con le opportune tempistiche, probabilmente un paio di anni. Come Codacons inoltre procederemo con esposti contro chi doveva vigilare sulla ‘mala gestio’ degli istituti di credito: Consob, Banca d’ Italia e Governo non saranno esenti, in quanto riteniamo che le autorità di vigilanza siano intervenute con un ritardo astronomico e con modalità non degne di uno stato civile”. Nel frattempo è opportuno evitare allarmismi: “molti risparmiatori traditi ci chiedono cosa fare dei loro risparmi ancora in Carife: riteniamo che non ci sia da preoccuparsi della rifinanziata (nuova) Carife, anche se i timori sono comprensibili. Ricordiamo inoltre che i depositi su conto correnti di importo inferiori ai 100 mila euro non costituiscono capitale a rischio in quanto non saranno coinvolti dal meccanismo del “bail-in” presto in vigore.

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