10 Marzo 2016

Carife, già nel 2014 il ‘no’ dell’ Europa

Carife, già nel 2014 il ‘no’ dell’ Europa
spunta una memoria
bankitalia sull’ opposizione ue all’ intervento del fidt molti mesi
prima dell’ assemblea delle befferisparmio tradito»la ricostruzione del
carteggio con il ministero

Il ministero delle Finanze sapeva già dall’ ottobre 2014 dei pesanti dubbi della Commissione Ue sull’ impiego del Fondo interbancario di tutela dei depositi nel capitale delle banche in crisi. È quanto, secondo il Messaggero, c’ è scritto in una memoria di Bankitalia depositata in questi giorni al Tar del Lazio, nell’ ambito dei ricorsi contro la risoluzione delle quattro banche, tra le quali come noto c’ è la vecchia Cassa di Risparmio di Ferrara. Il documento citato riguarda nello specifico l’ ipotesi di un intervento del Fitd nel capitale di Banca Marche, ma il “marchio” di aiuto di Stato era ovviamente estendibile anche ad interventi analoghi. Due mesi dopo, con una nuova lettera, Bruxelles invitò le autorità italiane a desistere sull’ operazione-Marche ed aspettare il via libera della Commissione e a fine febbraio 2015 l’ Ue aprì una procedura formale sull’ intervento del Fondo interbancario in banca Tercas. Ciò nonostante, si può dire oggi, Bankitalia con i suoi commissari, e il Mef scelsero la stessa strada anche per Carife, con la famosa delibera di aprile d’ intervento del Fondo interbancario per 300 milioni e l’ assemblea di luglio nella quale ai soci venne chiesto di ratificare l’ operazione, presentata come l’ unica via per salvare la banca. Ad agosto il Mef, sempre secondo la memoria di Bankitalia ricostruita dal quotidiano romano, riceve un’ altra lettera della Commissione Ue, che ribadisce la catalogazione “aiuti di Stato” per gli interventi Fitd nelle banche in crisi, e comincia l’ estenuante trattativa che risulterà poi infruttuosa, tanto da precipitare Carife e le altre nella risoluzione e nell’ azzeramento di azioni e obbligazioni junior. A quanto si capisce, quindi, ci sono state scommesse quantomeno azzardate alla base dell’ assemblea di luglio, e le obiezioni della Fondazione vanno probabilmente retrodatate rispetto alla parte conclusiva della vicenda, cioè quella risoluzione che a novembre era diventata probabilmente inevitabile. In Belgio sperano invece in un’ irrigidimento dell’ Ue addirittura sulla risoluzione, visto che Dexia-Crediop (colosso conosciuto anche per il contenzioso con il Comune sul derivato) conta di recuperare in questa maniera i 31 milioni di euro spesi per le quattro nuove banche. Lo riporta il quotidiano economico Les Echos, parlando esplicitamente di richiesta di rimborso: è chiaro che se altre banche estere presenti in Italia facessero resistenza, qualche problema potrebbe porsi. Per completare il quadro su Carife bisogna registrare gli ultimi sviluppi sul fronte azzerati. Al decreto banche in discussione in questi giorni sono è stato presentato un emendamento per considerare solo disponibilità «iniziale» i 100 milioni per l’ arbitrato, mentre Sinistra Italiana propone di destinare ai rimborsi le plusvalenze di bad e new bank: il viceministro Morando, però, ha indicato come priorità l’ impiego di tutti i soldi già stanziati, e «se fossero insufficienti sarebbe ragionevole prevedere altre risorse». Molto dipenderà dalla valutazione del Consiglio di Stato sui criteri di selezione dei rimborsabili.Dal canto suo il Codacons insiste nel considerare possibile «il recupero di tutte le somme perse, a prescindere dall’ elemosina offerta dal governo italiano», cioè l’ arbitrato. (s.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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