18 Gennaio 2015

Cari registi, in fumo le lobby

Cari registi, in fumo le lobby
Sigarette nei film: dopo l’ appello, la replica di due oncologi baresi.

Sulla questione fumo e cinema, di cui ci siamo occupati in questi giorni, riceviamo e pubblichiamo l’ intervento di due oncologi baresi. Nello sconcertante comunicato firmato da alcune tra le più autorevoli personalità del cinema e della cultura del nostro Paese, ed affidato ai media qualche giorno fa, si legge che la proposta di limitare la presenza delle sigarette e delle scene di fumo dai film sarebbe stata avanzata da un gruppo di oncologi, condivisa dal Codacons e (meritoriamente) ripresa dal ministro Lorenzin. Per la precisione, i firmatari di questa replica sono proprio i due oncologi – solo due, non un gruppo che poco meno di un anno fa hanno pubblicato un volumetto dal titolo Cenere di laborazione con l’ Agenzia Regionale Sanitaria della Puglia e l’ Associazione Wal ce (Women Against Lung Cancer in Europe). Il libro è stato distribuito gratuitamente nelle scuole e in ambiti sanitari, ricevendo a quanto ci risulta il consenso degli esperti dell’ Istituto Superiore della Sanità e di molti di coloro che da tempo si battono contro la diffusione del tabagismo tra i bambini e gli adolescenti. Il contenuto del nostro libro è chiaro: da anni l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha intrapreso un’ accanita lotta al tabagismo e a tutte le strategie messe in campo dalla lobby del tabacco, sulla base di dati scientificamente incontrovertibi li che dimostrano come la massiccia presenza di scene di fumo nei film – non certo solo italiani, s’ intende, dato che il problema riguarda anche le pellicole di produzione americana, europea, ecc. – si associa ad una più precoce iniziazione al fumo nei bambini e negli adolescenti. Attenzione: non lo sostengono solo due oncologi baresi vittime di un incubo notturno, nient’ affatto, lo affermano invece chiaramente molti convincenti studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali. Lo dice senza mezze misure, appunto, l’ OMS, e lo ribadisce il National Cancer Institute, una delle maggiori istituzioni di tutto il pianeta nel campo della ricerca e della clinica in oncologia. Da semplici quanto affezionati frequentatori delle sale cinematografiche abbiamo verificato la sempre maggiore consistenza del fenomeno scene di fumo nei film, e nel libro Cenere di stelle abbiamo illustrato i risultati della nostra ricerca sulla letteratura scientifica internazionale ed indicato alcuni possibili rimedi. Che sono più o meno quelli di cui in seguito hanno parlato l’ attuale ministro della Salute Lorenzin, l’ ex ministro Sirchia e il Codacons. Abbiamo scritto in apertura che il comunicato redatto, firmato e diffuso da quell’ autorevole gruppo di registi ed intellettuali appare sconcertante. Vorremmo spiegare il perché. Anzitutto per lo stridente contrasto tra la levatura dei firmatari – straordinari protagonisti della vita culturale di questo Paese, da Sorrentino alla Archibugi a Virzì, da Ammaniti a Costanzo ed altri – e la modestia e la disinformazione ravvisabili nel testo. Assurdo ad esempio tirare in ballo la libertà d’ espressione degli artisti, arrivando a paragonare la più che ragionevole proposta di limitare la presenza delle sigarette nei film ai tragici e sanguinari eventi della strage terroristica di Charlie Hebdo (!). Per non parlare della totale indifferenza ed inconsapevolezza su delicati temi di salute pubblica come quelli provocati dall’ abitudine tabagica: consigliamo a chi ancora non l’ ave s s e.

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