30 Novembre 2019

Cari enti inutili

I nostri cari enti inutili. C’ è di tutto e di più. Società partecipate, associazioni varie, comunità montane (in pianura), consorzi, l’ unione tiro a segno, la conservazione della gondola, l’ Ente Fiera dell’ Ascensione. La difesa dei vini e dell’ olio, dei cavalli e dei cavallini, del pecorino, dei musei e dei costumi, l’ istituto per le ville tuscolane. Abbiamo ringraziato il maestro Manzi e siamo approdati su Wikipedia ma l’ Unione per la lotta contro l’ analfabetismo vive e combatte con noi. Superato l’ ostacolo delle vocali e delle consonanti, tra un film d’ essai e un libro cult, tornerebbe utile trattare l’ uso del congiuntivo con l’ obbligo di presenza di parecchi onorevoli parlamentari. Ancora. Il Cnel, abolito dal governo Renzi, è resuscitato dopo il referendum. E anche le Province mica sono morte. Qui da noi pare che oltre le quattro storiche possano essere riesumate anche quelle nate per fecondazione politica. Secondo il Codacons sono più di 500 gli enti inutili che ogni anno costano tra i 10 e i 12 miliardi. La Corte dei conti ricorda che «si reggono esclusivamente grazie a contributi o partecipazioni pubbliche». In questi ultimi anni un po’ di pulizia è stata fatta ma troppi “inutili” resistono perché, a pensare bene, è l’ inutilità a renderli indispensabili. ANTONIO MASALA.

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