30 Gennaio 2019

“Carenti i controlli sul crematorio” Il Codacons accusa

nuovo filone d’ inchiesta sui funzionari del comune indagato il netturbino che ritirava le casse di zinco
Proseguono le indagini relative agli abusi compiuti dai gestori del tempio crematorio di Biella, che potrebbero però avere una svolta imprevista con l’ iscrizione nel registro degli indagati di un dirigente e un funzionario del Comune di Biella, cioè i due tenuti a controllare l’ attività della struttura. Una segnalazione a riguardo è arrivata dagli avvocati del Codacons, che hanno evidenziato come i due fossero «obbligati ad approfondire e poi denunciare ogni irregolarità riscontrata». Su questa ipotesi e i molti dettagli che parrebbero sostenerla si era però già concentrata l’ attività degli investigatori che avevano notato numerose incongruenze, come la consegna annuale del bilancio relativo alle cremazioni, che invece come previsto nel contratto avrebbe dovuto essere mensile, oppure l’ uso di mezzi e tute che riportavano il logo dell’ impresa funebre Ravetti , cosa vietata, dato che i dipendenti del crematorio sono considerati incaricati di pubblico servizio e non possono essere ricondotti a un’ impresa privata. In più durante i controlli periodici effettuati sul posto, nessuno avrebbe notato i rivestimenti di zinco buttati negligentemente nell’ area riservata ai bidoni della spazzatura. Se in effetti i dipendenti comunali dovessero rientrare nel processo, prenderebbe forza l’ ipotesi del Codacons che, in mancanza di altri soggetti solventi, gli eventuali risarcimenti vengano accollati anche alla Città di Biella, Eventualità che secondo gli amministratori è decisamente remota e invece per l’ associazione in difesa dei consumatori è reale e percorribile. Nei giorni scorsi sono anche stati sentiti in Procura alcuni componenti della famiglia Ravetti, a partire da Alessandro, ormai ex amministratore della Socrebi, la società che gestiva l’ impianto, e che al momento resta agli arresti domiciliari. Anche se aveva già reso una ampia confessione, il procuratore Teresa Angela Camelio ha voluto farsi riconfermare alcuni elementi. Tra gli interrogati anche Roberto Ravetti, padre di Alessandro e Marco, entrambi indagati, oltre che titolare dell’ impresa funebre che porta il nome di famiglia. Sulle sue dichiarazioni permane il massimo riserbo, ma sarebbero stati utili a confermare lo stretto legame tra le due imprese, che oltre alla proprietà condividevano mezzi e personale. A lui come ai figli è stato comunicato da tempo un avviso di garanzia e potrebbe dover rispondere degli stessi reati dei figli, cioè violazione di sepolcro, distruzione di cadavere e truffa. Anche il filone di indagine che riguarda Seab sembra ormai sviluppato appieno: il dipendente ripreso dalle videocamere installate dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria del luogotenente Tindaro Gullo, mentre riceveva qualche decina di euro da Alessandro Ravetti, sarà l’ unico a venire indagato. Sarebbe stato lui a organizzare turni e modi del ritiro di casse di zinco e scatole piene di ossa e ceneri di defunti, non giustificati dall’ attività del tempio crematorio, che non avrebbe dovuto in pratica produrre rifiuti da smaltire attraverso i normali compattatori. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
mauro zola

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