17 Dicembre 2013

Cardiologia, anche la Regione vuole essere parte civile

Cardiologia, anche la Regione vuole essere parte civile

di VALENTINA BELTRAME C’ ERA , in aula, il dottor Massimo Sangiorgi. Lei, invece, la prof Maria Grazia Modena, non si è presentata all’ udienza preliminare che la vede imputata, insieme all’ ex direttore del laboratorio di Emodinamica del Policlinico e ad altri camici bianchi, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa nell’ ambito dell’ indagine dei Nas, ?Camici sporchi’, che ipotizza un sistema di sperimentazioni non autorizzate effettuate su pazienti ignari in Cardiologia. Ieri in tribunale, nell’ aula più grande dell’ ex cinema Metropol, come previsto, davanti al giudice Romito si è presentata solo una parte dei 34 imputati: medici e ricercatori del Policlinico e legali rappresentanti di 15 società biomedicali. Tantissimi, invece, gli avvocati provenienti un po’ da tutta Italia. Difficoltà per i giornalisti ad accedere a palazzo di giustizia: tenuti alla larga dai militari che hanno eseguito «ordini superiori», sono potuti entrare solo dopo l’ ok del presidente Vittorio Zanichelli. IL PM Marco Niccolini ipotizza l’ esistenza – tra il 2009 e i primi mesi del 2011 – di un sistema illecito gestito da Sangiorgi, che avrebbe effettuato nel reparto di Cardiologia, in particolare in Emodinamica, con la collaborazione di altri medici e il consenso della prof Modena, sperimentazioni non autorizzate, ricevendo compensi dalle ditte biomedicali in cambio dell’ utilizzo dei loro presidi medici, promettendo pubblicazioni a loro favorevoli sulle riviste scientifiche. Compensi confluiti, secondo i Nas, in tre conti correnti intestati a Sangiori, soldi che però non sarebbero stati toccati. Ieri, a causa di difetti di notifica con relative eccezioni sollevate dagli avvocati, non è stato possibile per Policlinico, Ausl, Regione, Codacons, ?Amici del cuore’, Comitato etico e Conferenza socio-territoriale costituirsi parte civile, ma la volontà c’ è e questi enti ed associazioni avanzeranno la richiesta durante la prossima udienza fissata per il 26 febbraio. Grande assente, l’ Università che rinuncia a prendere parte al processo con queste motivazioni: «La fiducia riposta nell’ esercizio delle funzioni giurisdizionali consente di non deflettere rispetto all’ esigenza della salvaguardia del principio costituzionale, e di civiltà, di non colpevolezza degli indagati, o imputati, sino all’ esito finale delle procedure – dice una nota del rettore Angelo Andrisano – In questa ottica, anche alla luce del deliberato del cda, il rettore ritiene di non provvedere alla costituzione di parte civile nel processo penale instaurato. Nel contempo assicura massima collaborazione a tutte le parti processuali affinché possa giungersi alla più puntuale e fedele ricostruzione degli eventi. L’ ateneo si riserva di agire per il risarcimento dei danni morali, materiali o di immagine arrecati all’ istituzione universitaria nei confronti dei soggetti che risulteranno gravati da un giudicato penale di condanna». Insomma, l’ Università non vuole ?infierire’ penalmente ma si riserva di chiedere i danni alla prof Modena in sede civile. Il Gup ieri ha quindi solo calendarizzato le prossime udienze, fissandone sei, e accolto le eccezioni sollevate dagli avvocati degli imputati poiché alcuni non avrebbero ricevuto l’ avviso di chiusura indagini preliminari mentre gli imputati stranieri non sarebbero stati convocati in tribunale nella loro lingua (c’ è anche un fiammingo) per un errore della cancelleria del tribunale.

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