Capitan Schettino è già libero «Ma le sue colpe sono chiare»
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fonte:
- Libero
È la legge che lo impone.
Meglio: il tempo è scaduto e il comandante
Francesco Schettino, al
timone della Concordia la notte
del naufragio e dei 32 annegati,
non può essere più costretto agli
arresti domiciliari nella sua casa di
Meta di Sorrento (ottomila abitanti
in provincia di Napoli). La
sfilza di reati a lui contestati: naufragio,
omicidio colposo plurimo,
abbandono di nave e di persone
incapaci, disastro ambientale,
mancato avviso della capitaneria
(solo per elencarne alcuni e tutti
gravissimi), non prevede che la
misura detentiva in abitazione
scattata il 17 gennaio possa essere
prolungata oltre i sei mesi. Nessuna
possibilità di opposizione per
la Procura di Grosseto, obbligata
(è il caso di dire) a sottoscrivere il
provvedimento del giudice Valeria
Montesarchio che hamandato
semilibero il comandante. Come
richiesto dalla difesa.
Francesco Schettino, rinchiuso
e muto per sei mesi, adesso ha deciso
di farsi sentire. Intende divulgare
uno scritto. Memoriale, lo
definisce il difensore Bruno Leporatti:
destinatario dell’elaborato
stesso. I tempi di fine stesura,
guarda il caso, coincidono con
l’ora della “semi-libertà” e il marinaio
della Concordia (blindato in
paese con l’obbligo di dimora)
sceglie il tubo catodico come megafono
ideale. La tv di Mediaset ieri
sera ha mandato in onda la sua
versione: anticipando, fin dal
mattino, i capisaldi dello Schettino-
pensiero alle agenzie di stampa
riprese dai siti del mondo.
Il procuratore di Grosseto,
Franco Verusio, ricalca senza
scomporsi la tesi accusatoria imbastita
fin dalle prime ore dopo la
tragedia del 13 gennaio scorso,
quando Francesco Schettino venne
interrogato e subito arrestato:
«L’esame della scatola nera», dice
il magistrato, «conferma in pieno
la ricostruzione tracciata dall’ac –
cusa. Al contrario di quanto certa
stampa ha riportato, abbiamo a
disposizione tutti i dati immagazzinati
dallo strumento, dal momento
in cui la nave ha salpato a
Civitavecchia, fino alle 23,36 del
13 gennaio, quando in plancia
non c’era più nessuno e si sentiva
soltanto il fischio delle sirene».
Ci sono stati i morti, c’è il dolore
e restano le responsabilità. Da accertare.
Ma adesso che gli arresti
sono cessati, per il comandante al
timone, è arrivato anche il momentodi
chiamarsi fuori. Francesco
Schettino, nella sua memoria,
si autoassolve e si autocelebra. Testualmente:
«Ho creato le condizioni
ottimali per salvare tutti, indipendentemente
da come si sviluppavano
gli eventi». Merito «del
miofiuto», evidenzia, «il mestiere,
il saper riconoscere il mare mi ha
fatto fare quella manovra repentina
a dritta. Una scelta che oserei
definire solenne. Per puro istinto
ho dato ordine di virare a dritta. Se
avessi continuato su quella rotta
avremmo colpito lo scoglio con la
prua e sarebbe stata un’ecatom –
be». Aggiunge anche, ma senza
spiegare, di non avere «abbandonato
la nave». Oltre ai 32 morti, oltre
alle centinaia di passeggeri che
chiedevano aiuto guardando il
comandante toccare riva a bordo
di una scialuppa, un dato resta
«incontrovertibile», per usare le
parole del procuratore: «Subito
dopo l’impatto contro lo scoglio la
nave ha perso ogni propulsione e
qualsiasi capacità di manovra.Da
quel momento a guidarla è rimasto
soltanto il destino». Certo, sottolinea
Franco Verusio, «l’impu –
tato ha diritto di dire tutto ciò che
vuole e anche di mentire. Ma questa
procura è in possesso di prove
e serenità sufficienti ad accertarne
le responsabilità». Mentre l’asso –
ciazione dei consumatori, Codacons,
si augura che a Schettino
«sia almeno inibita la possibilità di
navigare alla guida diimbarcazioni
», Meta di Sorrento plaude al
suo comandante: «Siamo orgogliosi
di quest’uomo che in tanti
vorrebbero vedere morto. Quando
questa storia sarà finita dovrà
essere risarcito per il linciaggio
morale subito». Mentre sul muro
di casa del capitano qualcuno ha
scritto: «Stampa e tv = infamità».
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