5 Giugno 2019

Caos procure, Anm: “Togati coinvolti via dal Csm”

 

”L’autosospensione non basta”. I consiglieri del Csm coinvolti nella bufera che ha travolto il Consiglio e la magistratura italiana per effetto dell’inchiesta di Perugia ”dovrebbero dimettersi”. E’ quanto ha chiesto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Pasquale Grasso, in apertura del comitato direttivo centrale. ”Chi avesse davvero partecipato a un tale sviamento della funzione, uso volontariamente una locuzione poco impegnativa, non potrebbe essere un mio rappresentante nell’organo di autogoverno dei magistrati – ha ammonito – Dovrebbe seriamente pensare alle dimissioni. L’autosospensione non basta”.

E la delibera che chiede le dimissioni per tutti i consiglieri del Csm, coinvolti a vario titolo nelle vicende emerse, è stata approvata all’unanimità dal comitato direttivo centrale dell’Anm: i consiglieri coinvolti “non appaiono degni dell’incarico che ricoprono” si legge. Inoltre al collegio dei probiviri, ”cui spetterà di verificare la sussistenza di violazioni del codice etico” sono deferiti ”i colleghi Palamara, Ferri, Spina, Lepre, Cartoni, Criscuoli e Morlini, riservandosi di deferire altri colleghi che risultassero coinvolti nella medesima vicenda o in altre simili”. Per questo l’Anm ”richiede la trasmissione degli atti ostensibili del relativo procedimento penale alla Procura generale della Corte di Cassazione e al Consiglio superiore della magistratura”.

L’INTERVENTO DI GRASSO – “Vi confesso, non mi accontento di quel che ho sentito e visto – aveva spiegato in mattinata Grasso, riferendosi al plenum straordinario del Csm – E vi invito a non accontentarvi. A richiamare il Consiglio, e i componenti del Consiglio, a reagire insieme a noi. I colleghi consiglieri che sarebbero coinvolti si sono autosospesi e, per quel che mi risulta, non avrebbero fornito spiegazioni, smentite, chiarimenti. Gli altri consiglieri hanno manifestato apprezzamento per detta decisione di autosospensione. E poi?”, ha chiesto il presidente dell’Anm. ”Io ritengo, e vi propongo, di chiedere che il Csm condivida con l’Anm, con i magistrati, gli atti ostensibili dell’indagine rivelata dagli organi di stampa, per permetterci di capire, discernere, valutare. Io vi propongo di chiedere ai colleghi coinvolti di smentire, confermare, spiegare, distinguere. Così che – ha aggiunto Grasso – potremo mantenere la nostra dignità di magistrati e cittadini; reagire in modo conforme alle condotte”.

”Le notizie di stampa delineano una situazione che, ove pienamente confermata – ha scandito – disegna uno dei più gravi momenti di crisi della magistratura della storia repubblicana, per il nocumento arrecato all’organo di autogoverno della magistratura”. Il presidente dell’Anm ha replicato anche alle accuse di avere assunto una posizione debole sulle vicende emerse nell’inchiesta di Perugia. ”Nessuno si permetta di dire una volta di più che io minimizzo – ha affermato a chiare lettere – Sono giorni che mi riscopro colto da una rabbia nera che mi incupisce” perché ”sento nella carne viva il compito di rappresentare tutti i magistrati italiani, che meritano una rappresentazione di equilibrio, rigore intellettuale e serietà”.

IL DOCUMENTO DELL’ANM – ”I gravissimi episodi emersi da quanto riferito dalla stampa in relazione alle indagini svolte dalla procura di Perugia, suscitano sconcerto, turbamento e anche indignazione nei magistrati italiani – si legge nel documento dell’Anm – I profili di rilevanza penale e disciplinare saranno oggetto delle valutazioni dei competenti organi. Emergono, in ogni caso, gravissime violazioni di natura etica e deontologica: incontri, avvenuti al di fuori della sede istituzionale del consiglio e aventi ad oggetto anche la nomina dei Procuratori di Roma e Perugia, ai quali hanno partecipato consiglieri in carica, due deputati, uno dei quali magistrato in aspettativa e l’altro imputato nell’ambito di un procedimento trattato dalla Procura della Repubblica di Roma ed un ex consigliere, aspirante all’incarico semidirettivo di procuratore aggiunto di Roma e indagato dalla procura di Perugia”. ”Tali condotte – denuncia l’Anm – mai smentite dai diretti interessati, rappresentano con evidenza un’inammissibile interferenza nel corretto funzionamento dell’Autogoverno che, negli equilibri costituzionali, è presidio fondamentale dell’indipendenza della magistratura e non possono in alcun modo essere giustificate o sminuite in considerazione dell’incalcolabile danno che hanno arrecato all’Istituzione e ai singoli magistrati che si ispirano, nel loro operare quotidiano, a rigorosi principi di correttezza”. ”Un consigliere si è già dimesso, altri quattro hanno deciso di ‘autosospendersi’. Ma non basta. In questa fase estremamente critica, il cdc dell’Anm chiede che gli ulteriori consiglieri direttamente coinvolti nella vicenda rassegnino le loro immediate dimissioni” è scritto nel documento.

CODACONS PRESENTA DENUNCIA E PREPARA CLASS ACTION – Intanto il presidente del Codacons Carlo Rienzi annuncia una class action: “Abbiamo deciso di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica di Perugia contro tutti i giudici coinvolti nel caso e di costituirci oggi parte offesa nell’inchiesta aperta dalla magistratura, perché gli illeciti contestati riguardano in modo diretto i cittadini che ricorrono alla giustizia”. “Stiamo inoltre preparando – spiega – una class action pubblica contro Csm e Ministero della giustizia alla quale potranno aderire tutti gli italiani che hanno attivato una causa in tribunale, e che sono quindi soggetti lesi da irregolarità, corruzioni o turbative che hanno investito il settore giudiziario”. “I giudici devono infatti garantire onestà e trasparenza alla collettività, e controllare e punire abusi del potere esecutivo; se viene meno tale ruolo, o se addirittura i giudici si rendono protagonisti di atti disonesti, si determina un danno per i cittadini, i quali possono essere risarciti in un eventuale procedimento penale”, aggiunge Rienzi.

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