4 Novembre 2014

Caos medicina, i test non si ripeteranno

Caos medicina, i test non si ripeteranno

LA DECISIONE ROMA La decisione arriva alle 21.30 dopo una giornata di «accorato e imbarazzante silenzio», come l’ hanno definita molti medici e aspiranti specializzandi sui principali social network. Il ministero dell’ Istruzione trova un rimedio al caos sulla somministrazione delle domande, nei giorni 29 e 31 ottobre, del primo concorso nazionale per le scuole di specializzazione in Medicina. Un passo indietro di fronte alla decisione iniziale, paventata dal ministero nel day-after dello scandalo prove. Nessun annullamento. Il concorso resta valido. La commissione incaricata dal ministero di trovare rimedio a «una incresciosa quanto grottesca situazione», etichettata in questo modo da molti esponenti politici bipartisan, ha vagliato i quesiti proposti ai candidati per l’ Area Medica (29 ottobre) e quella dei Servizi Clinici (31 ottobre) stabilendo che, sia per l’ una che per l’ altra area, 28 domande su 30 sono comunque valide ai fini della selezione. I settori scientifico-disciplinari di ciascuna Area sono, infatti, in larga parte comuni. A seguito di un confronto avuto con l’ Avvocatura dello Stato e del verbale della Commissione si è deciso di procedere, dunque, con il ricalcolo del punteggio dei candidati neutralizzando le due domande per Area che sono state considerate non pertinenti dal gruppo di esperti. «Questa soluzione – spiega Giannini – è il frutto di un approfondimento che ho richiesto da sabato convocando la Commissione nazionale e interpellando l’ Avvocatura dello Stato per tutelare gli sforzi personali e anche economici dei candidati e delle loro famiglie a seguito del grave errore materiale commesso dal Cineca», conclude il Ministro. IL MINISTERO DELLA SANITÀ Ciononostante, la polemica sullo svolgimento e il modus operandi di Miur e Cineca non tende a placarsi. Dall’ ordine dei medici di Milano, il presidente Roberto Carlo Rossi chiede di «ripensare concretamente tutto il settore della formazione medica», nell’ interesse degli studenti e dei medici che ambiscono ad accedere a una scuola di specializzazione dopo uno sforzo universitario non inferiore ai 6 anni e un esborso, per conseguire la laurea, che non scende mai al di sotto dei 10mila euro. Il deputato del Partito Democratico, Filippo Crimì invoca l’ intervento del governo per «venire il più possibile incontro alle esigenze dei concorrenti ed evitare che l’ intera prova nazionale possa essere inficiata da ulteriori errori organizzativi, formali e sostanziali».i Mentre un possibile intervento è previsto anche dal ministero della Sanità chiamato in causa dalle associazioni dei giovani medici per prendere in mano, nel futuro, la partita sul concorso delle scuole di specializzazione. «Per quanto riguarda l’ attività del ministero della Salute – ha chiarito la responsabile del dicastero, Beatrice Lorenzin – abbiamo attivato un tavolo sull’ articolo 22 del Patto della Salute, che prevede molti aspetti sulle professioni medche e sanitarie e sull’ accesso alle specializzazioni, cui parteciperà anche il Miur». «Credo che in questo momento – ha concluso – questo tavolo diventa un luogo di confronto tra le parti per risolvere problemi concreti». Sicuramente il Codacons, che aveva previsto per oggi un esposto alla Corte dei Corti, farà un passo indietro. I MEDICI Una mezza buona notizia per quegli oltre 12mila medici a cui lo Stato garantirà, tuttavia, appena 5.504 borse di studio per un importo mensile non superiore ai 1.500 euro. E pur di fronte a una soluzione, apparentemente meno dannosa di altre, i camici bianchi scenderanno lo stesso in piazza mercoledì, di fronte al ministero dell’ Istruzione, per manifestare contro un sistema generale che regola l’ accesso agli studi di Medicina, bisognoso di profonde modifiche strutturali. Già ieri, molti di loro avevano indossato il camice e dato vita a un breve flash-mob sulle scalinate del dicastero di viale Trastevere. Ora per loro la situazione sembra in parte risolta. Molti ricorsi, fanno notare dall’ Udu potrebbero non essere da escludere, considerato un trattamento di fatto diverso «con una violazione delle regole previste da bando e dal decreto ministeriale – spiega Michele Bonetti, legale dell’ Unione degli universitari – che vanno a inficiare l’ intera prova nei confronti dei candidati che, invece, hanno sostenuto il test per l’ area chirurgica». Camilla Mozzetti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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