4 Gennaio 2013

Caos Atm, il Codacons ci prova Chiesti 7000 euro a passeggero

Caos Atm, il Codacons ci prova Chiesti 7000 euro a passeggero 

Circa 7.000 euro a passeggero (6.901,50perlaprecisione) da moltiplicare almeno per mille, tante sono le persone che, al momento, hanno richiesto al Codacons di potere partecipare a una class action contro Atm. Mille di quei 54.000 passeggeri (secondo il presidente Atm Bruno Rota) che il 2 ottobre scorso sono rimasti vittima di uno dei più grandi e disastrosi scioperi dei trasporti. «La richiesta è stata depositata in Tribunale, spiega il presidente Codacons Marco Donzelli, l’ azione è stata denominata “Terrore in metropolitana” considerati i gravi fatti e le testimonianze di chi è rimasto intrappolato sotto terra». L’ udienza è prevista per il 25 marzo, ma con ogni probabilità il Tribunale potrà disporre un rinvio. L’ associazione non si è limitata a chiedere il rimborso per danni “non patrimoniali” (biologici e morali) per 5.000 euro, ma anche 500 euro per “violazioni del contratto di trasporto e della normativa di settore, per non avere garantito il raggiungimento della meta finale, né del rispetto delle fasce di garanzia”. Senza contare la richiesta di 1.000 euro per le «condizioni di viaggio e mancanza di informazioni», 400 euro «per ogni giorno di lavoro perduto a causa e successivamente allo sciopero» e infi ne 1,50 euro per il prezzo del biglietto. Un elenco della spesa ben dettagliato redatto dagli avvocati dell’ associazione che attendono la decisione del Tribunale. In sostanza, lo sciopero indetto il 2 ottobre 2012 aveva messo in gi nocchio una città, fatto infuriare quasi 60 mila persone e reso tesi come corde di violino i rapporti tra l’ Azienda di trasporti milanese e il Comune di Milano, imbarazzato e perplesso per una tale confusione. «Quello che è mancato è stata so prattutto una mancanza di informazione – spiega Carlo Monguzzi, presidente della commissione trasporti a Palazzo Marino -. I cittadini fanno più che bene a far sentire la loro voce e chiedere un risarcimento, ma quel giorno, a parte una concomitanza di fattori tecnici davvero difficili da gestire, il difetto più grande e più facilmente rimediabile è stata la totale assenza di notizie agli utenti. Non si può stare fermi 40 minuti in metropolitana senza essere avvisati di nulla». L’ Atm per ora aspetta l’ evolversi della questione e si ritira dietro a un velo di prudenza: quelli che alzano la voce sono i cittadini milanesi e non, che nel tardo pomeriggio del 2 ottobre hanno attraversato a piedi le banchine buie, rimanendo intrappolati per ore, assistendo ad attacchi di panico e svenimenti. Un’ apocalisse per un sistema dei trasporti «che vanta efficienza e professionalità», secondo un ragazzo che ha scritto al Codacons per poter partecipare alla class action. E non è l’ unico: «La gente spingeva, soffocava,scrive un altro pendolare – si è sentita male, si sudava non si respirava e dopo 45 minuti di silenzio, verso le 18.15, dopo che una signora è svenuta ed era in preda ad un attacco di panico, i passeggeri hanno dovuto aprire le porte con le aperture di emergenza e fare entrare aria». E ancora: «Ho vissuto l’ incubo di rimanere chiusa e sequestrata».
::: sara biondini

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