CANONI DEMANIALI: OPERATORI E REGIONI, CORO DI SI` AL RINVIO
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fonte:
- Ansa
MA PRONTI A GUERRA DELL`OMBRELLONE SE PARTIRANNO AUMENTI
E` un coro di sì all` ipotesi di stop all` aumento dei canoni per le concessioni demaniali quello delle Regioni, degli operatori del settore turistico-balneare, e delle associazioni dei consumatori. Ma la musica si è affievolita in serata dopo l` altalena di notizie che in un primo momento avevano delineato il rinvio ad ottobre degli aumenti, calcolati dalle regioni in circa il 250%, e che successivamente hanno posto, almeno per ora, un` ipoteca sul contenimento del caro-ombrellone. La battuta d` arresto nel giro di poche ore, in seguito alle diverse posizioni assunte dai viceministri Martinat e Vegas e che ha riaperto uno scontro tra governo e regioni sulla questione. L` orientamento dell` esecutivo al rinvio, comunicato subito con soddisfazione da alcuni assessori regionali, aveva trovato pronta anche la commissione finanze della Camera con l`approvazione di una risoluzione che impegnava il governo a prorogare il termine per la rideterminazione dei canoni demaniali e che, per il presidente della commissione Giorgio La Malfa, avrebbe dato “un contributo importante ad uno svolgimento positivo della stagione turistica che sta per iniziare“. Tutti segnali che sono stati accolti con pressoché unanime consenso dalle associazioni di categoria e di tutela dei consumatori. Primo tra essi il Sindacato Italiano Balneari (Sib), che ha visto con favore l` istituzione di un tavolo tecnico per disciplinare la materia del demanio marittimo ad uso turistico-ricreativo. E, visto che di aumenti delle concessioni non si sarebbe dovuto parlare almeno per qualche mese, il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, aveva già chiesto ai gestori di ribassare le tariffe di almeno il 20% “anche alla luce degli incredibili aumenti registrati negli ultimi tre anni“ nei quali i costi di ombrelloni, lettini e sdraio, non pressoché raddoppiati. Al sospiro di sollievo di Renato Papagni, presidente della Federazione dei Balneari della Confesercenti (Fiba), secondo il quale il rinvio avrebbe scongiurato “il rischio di nuovi danni al turismo“ e di Giorgio Mussoni, presidente degli Operatori associati spiagge italiane della Confartigianato (“Una soluzione di buon senso“), ha fatto eco il plauso di Bruno Busacca, responsabile dell`Area legislativa li Legacoop, secondo il quale serve però “un provvedimento che dia una soluzione definitiva ed equilibrata ad una questione assai importante per la competitivitàdell`offerta turistica italiana“. E, sul fronte dei consumatori, il Codacons aveva già calcolato che il rinvio avrebbe “evitato, per questa estate, aumenti nei prezzi dei servizi balneari in misura del 10-15%“. Ma è nel pomeriggio che si spengono o si attenuano molti entusiasmi: a proposito di spiagge, infatti, l`intesa tra governo e Regioni per rinviare al 30 ottobre l` aumento dei canoni torna in alto mare. Il viceministro alle Infrastrutture Ugo Martinat (An), autore di un rinvio dell`aumento dei canoni al 30 ottobre, si è trovato di fronte all`opposizione del sottosegretario all` Economia Vegas, sostenitore invece della necessità per lo Stato di avere comunque disponibili i 140 milioni di euro che verrebbero a mancare all`erario nel caso di un rinvio dell`aumento dei canoni. E la soddisfazione espressa poche ore prima dalle Regioni si trasforma in posizioni più guardinghe o, addirittura, in annunci di scontro. Non ha dubbi l` assessore al turismo dell`Emilia Romagna, una delle regioni a maggiore vocazione balneare, Emilio Pasi: “A questo punto col governo è guerra. Siamo di fronte ad una cosa incredibile: il ministero delle finanze ha smentito il ministero delle infrastrutture“. E Pasi prospetta la possibilità di rimodulare i canoni “in modo da vanificare la manovra del governo. “Se il governo andrà avanti nell` approvazione del decreto il parere delle Regioni sarà negativo“, annuncia il suo collega della Regione Liguria riferendosi ad un orientamento che anche l` assessore alle politiche del mare Marco Montemagni, giudica “grave e unilaterale“.(ANSA).
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