«Canone Rai, indagate sull’ evasione»
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fonte:
- LaPrealpina.it
codacons contro procura davanti al gip. no all’ archiviazione di un esposto sui controlli “soft” nei bar.
Tutto inizia dalla segnalazione di un pensionato invalido e nullatenente di 73 anni, che vive in un casolare in aperta campagna e non vede la tv, ma al quale l’ Agenzia delle Entrate, un bel giorno, intima il pagamento del Canone Rai. Proprio quel genere di assurdità che è benzina nel motore del Codacons. E infatti è a partire da questo episodio che la celebre associazione a tutela dei consumatori ha presentato tutta una serie di esposti-denuncia a numerose procure italiane, con l’ obiettivo, appunto, di chiarire le modalità di riscossione del canone Rai da parte dell’ Agenzia delle Entrate e soprattutto come si combatte l’ evasione della tassa, che è enorme soprattutto per quanto riguarda i locali pubblici. Dell’ esposto si è occupato ieri il gip Giuseppe Battarino , nel corso di un’ udienza convocata per l’ opposizione del Codacons a una richiesta di archiviazione della denuncia da parte della Procura di Varese (provvedimento del pm Agostino Abate , mentre in aula è andato il collega Luca Petrucci ). La Procura ha detto la sua, ritenendo l’ esposto «generico e privo di qualsiasi indicazione di un fatto specifico sul quale indagare». Il legale del Codacons ha spiegato perché si dovrebbe invece approfondire. E il gip si è riservato: deciderà a breve. Ma in che cosa consiste esattamente la denuncia del Codacons? Il punto di partenza è il fatto che una miriade di esercizi commerciali, strutture ricettive, circoli, associazioni private e persino istituti religiosi, non paga il canone cosiddetto “speciale”, determinando un mancato introito per le casse della tv di Stato pari a 230 milioni di euro l’ anno. Dati della stessa Rai: è il 96 per cento di alberghi, residence, campeggi, ospedali, case di cura, uffici, negozi, navi di lusso, circoli, associazioni, locali pubblici, sedi di partiti politici, studi professionali, mense aziendali, scuole e appunto istituti religiosi a non versa un euro, pur avendo l’ obbligo di pagare, a seconda delle categorie, dai 198,11 euro ai 6.603,22. Di qui la denuncia – ipotesi di reato: abuso o omissione di atti d’ ufficio – a carico dell’ Agenzia delle Entrate, che riscuote il canone per la Rai: «Trattandosi di strutture pubbliche, l’ accertamento potrebbe essere eseguito con facilità recandosi direttamente in loco – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Si preferisce invece assillare i singoli cittadini che magari non hanno la tv o non la vedono, lasciando impunite tutte le altre categorie». Ieri il legale del Codacons ha lamentato il fatto che la Procura non avrebbe indagato per nulla. E ha anche indicato quel che il giudice dovrebbe ordinare ai pm: interrogare il direttore generale della Rai per scoprire il numero degli evasori del canone speciale a Varese, interrogare il direttore provinciale dell’ Agenzia delle Entrate su controlli e sanzioni, e sequestrare tutte le attività di accertamento degli ultimi 5 anni e tutti i verbali di mancato versamento del canone. Paolo Grosso.
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