20 Novembre 2013

«Canone Rai, indagate sull’ evasione»

«Canone Rai, indagate sull’ evasione»
codacons contro procura davanti al gip. no all’ archiviazione di un esposto sui controlli “soft” nei bar.

Tutto inizia dalla segnalazione di un pensionato invalido e nullatenente di 73 anni, che vive in un casolare in aperta campagna e non vede la tv, ma al quale l’ Agenzia delle Entrate, un bel giorno, intima il pagamento del Canone Rai. Proprio quel genere di assurdità che è benzina nel motore del Codacons. E infatti è a partire da questo episodio che la celebre associazione a tutela dei consumatori ha presentato tutta una serie di esposti-denuncia a numerose procure italiane, con l’ obiettivo, appunto, di chiarire le modalità di riscossione del canone Rai da parte dell’ Agenzia delle Entrate e soprattutto come si combatte l’ evasione della tassa, che è enorme soprattutto per quanto riguarda i locali pubblici. Dell’ esposto si è occupato ieri il gip Giuseppe Battarino , nel corso di un’ udienza convocata per l’ opposizione del Codacons a una richiesta di archiviazione della denuncia da parte della Procura di Varese (provvedimento del pm Agostino Abate , mentre in aula è andato il collega Luca Petrucci ). La Procura ha detto la sua, ritenendo l’ esposto «generico e privo di qualsiasi indicazione di un fatto specifico sul quale indagare». Il legale del Codacons ha spiegato perché si dovrebbe invece approfondire. E il gip si è riservato: deciderà a breve. Ma in che cosa consiste esattamente la denuncia del Codacons? Il punto di partenza è il fatto che una miriade di esercizi commerciali, strutture ricettive, circoli, associazioni private e persino istituti religiosi, non paga il canone cosiddetto “speciale”, determinando un mancato introito per le casse della tv di Stato pari a 230 milioni di euro l’ anno. Dati della stessa Rai: è il 96 per cento di alberghi, residence, campeggi, ospedali, case di cura, uffici, negozi, navi di lusso, circoli, associazioni, locali pubblici, sedi di partiti politici, studi professionali, mense aziendali, scuole e appunto istituti religiosi a non versa un euro, pur avendo l’ obbligo di pagare, a seconda delle categorie, dai 198,11 euro ai 6.603,22. Di qui la denuncia – ipotesi di reato: abuso o omissione di atti d’ ufficio – a carico dell’ Agenzia delle Entrate, che riscuote il canone per la Rai: «Trattandosi di strutture pubbliche, l’ accertamento potrebbe essere eseguito con facilità recandosi direttamente in loco – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Si preferisce invece assillare i singoli cittadini che magari non hanno la tv o non la vedono, lasciando impunite tutte le altre categorie». Ieri il legale del Codacons ha lamentato il fatto che la Procura non avrebbe indagato per nulla. E ha anche indicato quel che il giudice dovrebbe ordinare ai pm: interrogare il direttore generale della Rai per scoprire il numero degli evasori del canone speciale a Varese, interrogare il direttore provinciale dell’ Agenzia delle Entrate su controlli e sanzioni, e sequestrare tutte le attività di accertamento degli ultimi 5 anni e tutti i verbali di mancato versamento del canone. Paolo Grosso.

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