16 Marzo 2009

CANI RANDAGI: BIMBO UCCISO, E 20 CANI ANCORA IN CIRCOLAZIONE

     
    I COMUNI NON APPLICANO LA LEGGE 281/91 …  MA NEMMENO LA MARTINI
      NESSUNO SOPPRIME I CANI COME PREVISTO DALLA LEGGE

     
    Ragusa. Venti cani, dei 50 che hanno ucciso in bimbo di 10 anni e ferito un altro di 9, sono ancora in circolazione. Una situazione pericolosa, che non è però casuale. Non è la prima volta, infatti, che pericolosissimi branchi circolano liberamente nelle campagne. La colpa è in primo luogo dei comuni che, invece di risanare i canili comunali esistenti o costruirne di nuovi adatti ad ospitare i cani, come dovrebbero fare ai sensi dell’art. 4 della Legge 281/91, se ne lavano le mani inventandosi convenzioni con canili inesistenti, attribuendo al primo contadino che capita o ad un presunto animalista competenze che non gli sono proprie, senza che ci siano strutture adatte ad ospitare cani randagi.
    Sui mancati stanziamenti, però, la colpa è anche del Ministero della Salute, ossia del sottosegretario Martini che, ai sensi dell’art. 8 della Legge 281/91, avrebbe dovuto finanziare adeguatamente il fondo per l’attuazione della legge, delle regioni e dei servizi veterinari delle unità sanitarie locali che dovrebbero sottoporre a controllo sanitario le strutture.
    Ma per il Codacons la Legge 281/91 non è applicata nemmeno laddove, all’art. 2 comma 6, prevede che i cani ricoverati possano essere soppressi non solo se gravemente malati ma anche in caso di comprovata pericolosità. Come mai, si chiede allora l’associazione, quei cani, che essendo costituiti in branco erano per definizione pericolosi, non erano stati abbattuti?

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