30 Ottobre 2004

Canali e fogne: è di nuovo allarme

Canali e fogne: è di nuovo allarme


A due anni dall?alluvione l?entroterra denuncia ancora il rischio esondazione




Rischio esondazione nell?entroterra di Ostia. A due anni esatti dall?ultima alluvione che invase le abitazioni di mezzo migliaio di famiglie, l?associazione di consumatori Codacons e i comitati di quartiere lanciano l?allarme: attenzione, quell?evento potrebbe ripetersi con forme ancora più inquietanti.
A rilanciare la questione dell?instabile equilibrio idrogeologico nei quartieri di Acilia e Ostia Antica è una perizia giurata redatta dai tecnici e allegata alla denuncia presentata alla Procura della Repubblica dall?avvocato Tabano, legale del Codacons. Nella nota, descrivendo l?evento del 1° novembre 2002 e degli interventi sinora fatti per scongiurare nuovi rischi, si sottolinea il pericolo che quel disastro si verifichi nuovamente.
«I danni ricorda la perizia furono pesantissimi. Le abitazioni danneggiate furono 450, 9 le famiglie evacuate con alloggi dichiarati inagibili, 36 case con prescrizioni ai danni strutturali e venne disposta la sospensione della commercializzazione di tutti i prodotti agricoli dell?area in quanto allagata da liquami fognari». «Cosa era successo? Semplice ricorda il presidente del comitato di quartiere Saline, Franco De Luca i canali di bonifica si erano ingombrati di detriti che avevano ostruito il deflusso delle acque ed erano quindi tracimati. In più la mancanza di energia elettrica nelle pompe idrovore le aveva bloccate. Infine, le fognature avevano rigurgitato persino nelle abitazioni oltre che dalle reti, che erano andate in sovraccarico».
A distanza di due anni i comitati di quartiere sostengono che gli interventi sinora messi in essere sono stati assolutamente insufficienti. «Con una nota indirizzata dal Consorzio di Bonifica alla Regione Lazio a luglio scorso ricordano i rappresentanti dei cittadini si evidenziava la necessità e l?urgenza di effettuare interventi di messa in sicurezza. Va adeguata la sezione di scarico e di imbocco delle strettoie che strozzano il deflusso delle acque nei canali in prossimità dei ponti. Bisogna dotare il Consorzio di bonifica di sufficienti risorse economiche per consentire la presenza di personale di guardiania anche notturna e festiva. Verificare il rispetto dell?obbligo di preservare e mantenere liberi gli argini dei canali. Sensibilizzare e, se nel caso, sanzionare coloro che scaricano le acque meteoriche negli impianti fognari».
Al centro dei sospetti e dell?atto d?accusa dei residenti dell?entroterra c?è l?Acea, che si occupa delle pompe di sollevamento di liquami. «Gli impianti Acea fognari – denuncia De Luca – sono decisamente sottodimensionati per le esigenze del territorio, soprattutto alla luce dei nuovi insediamenti urbani previsti».
La perizia tecnica consegnata al magistrato indica gravi perplessità per gli impianti di sollevamento di Bagnolo 1 (via di Bagnoletto), Bagnolo 2 (via Albosaggia), Paperacchio (via Banduri), Collettore A (via del Collettore Primario), Collettore B (via Fiorelli) e Castello (via Capo Due Rami). Quest?ultimo essendo completamente interrato è estremamente vulnerabile di corto circuito perchè neanche i quadri elettrici nè i gruppi elettrogeni sono sopra le quote stradali. «Le amministrazioni conclude la perizia dovrebbero fare uno sforzo economico e di fantasia per poter dotare di una rete di raccolta delle acque chiare l?intera area».

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