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13 Ottobre 2019

Campania a rischio povertà Maglia nera fra i Paesi dell’Ue

 

Alessia Tagliacozzo ROMA Sono italiane le prime due regioni in Europa per livello di rischio povertà: nel 2018 – secondo i dati Eurostat appena pubblicati – la Campania aveva il 41,4% della popolazione a rischio di povertà, ovvero con un livello di reddito disponibile dopo i trasferimenti sociali inferiore al 60% di quello nazionale, con un peggioramento significativo rispetto al 2017 quando era al 34,3%. Migliora lievemente invece la situazione della Sicilia che resta però la seconda regione in Ue per rischio di povertà (il 40,7% dei residenti). Mancano i dati della Francia e delle regioni francesi d’ oltremare ma i dati italiani segnalano soprattutto il forte divario tra le varie regioni per quanto riguarda il lavoro e la situazione economica e quindi anche la povertà rispetto al resto del Paese. Eurostat precisa che il dato è legato al confronto nazionale e non implica quindi necessariamente un basso tenore di vita. Migliora la situazione in Calabria che scendendo dal 36,4% di persone a rischio di povertà al 32,7% viene superata in questa classifica della difficoltà dalla regione spagnola di Ceuta, nel Nord Africa (38,3%). Se si guarda al rischio di povertà o esclusione sociale che tiene conto non solo del reddito disponibile confrontato con la media nazionale ma anche della grave deprivazione materiale e delle famiglie nelle quali è molto bassa l’ intensità di lavoro Campania e Sicilia restano comunque le regioni in Europa nelle quali questa percentuale è più alta.In Campania è a rischio di povertà o esclusione sociale oltre la metà della popolazione (il 53,6%) con una crescita significativa rispetto al 2017 (era il 46,3%) e il dato peggiore dal 2004, anno di inizio delle serie storiche. In Sicilia il tasso di povertà o esclusione sociale è al 51,6%, in calo dal 52,1% del 2017. Quindi mentre migliora il risultato italiano complessivo (dal 28,9% al 27,3% le persone a rischio di povertà o esclusione nel complesso nel 2018) in Campania la situazione peggiora. Se si guarda alle persone che vivono in famiglie nelle quali c’ è una bassa intensità di lavoro (dove le persone che hanno tra i 18 e i 60 anni, esclusi gli studenti, hanno lavorato meno del 20% del loro potenziale negli ultimi 12 mesi) Campania e Sicilia sono tra le tre peggiori in Europa. Dopo la regione di Ceuta (34,6%) c’ è la Sicilia dove oltre un quarto della popolazione vive in famiglie con bassa intensità di lavoro (il 25,8%, in crescita dal 23,7% del 2017). In Campania è in questa situazione un quinto della popolazione (il 20,9%, in calo rispetto al 23,5% del 2017). In Italia la percentuale nel 2018 è all’ 11,3%, in calo rispetto all’ 11,8% del 2017. In Lombardia il tasso è al 6,2% mentre in provincia di Bolzano è al 3,1% (era allo 0,3% nel 2017). Nel Sud in media la percentuale è al 16,6%. Per il Codacons sono «dati vergognosi che attestano un sensibile peggioramento delle condizioni economiche nel Mezzogiorno».

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