Camera, sì alla fiducia sull’acqua privatizzata
ROMA Il Governo incassa la fiducia sul decreto che liberalizza la distribuzione dell’acqua facendo il pieno dei voti. È il 26° voto di fiducia in 18 mesi del governo Berlusconi. Alla fine i sì sono stati 320 (uno dei quorum più alti degli ultimi mesi) i no 270, smentendo così voci su possibili «segnali» verso il Governo da ambienti dissidenti. Del resto a firmare il decreto è stato il ministro Ronchi tra i più vicini al presidente della Camera Gianranco Fini, mentre i malumori venivano piuttosto dal fronte leghista che alla fine si è però accontentato di portare a casa un ordine del giorno a prima firma del capogruppo Roberto Cota, che impegna il governo a valutare deroghe alla liberalizzazione della gestione dell’acqua per i comuni «virtuosi»: «la gestione in house», si legge nell’odg, «può non essere svantaggiosa per i cittadini» e occorre tenere conto nei decreti attuativi di «specifiche condizioni di efficienza» del servizio pubblico locale. Bossi, a Montecitorio per votare la fiducia era stato chiaro nel dare la linea: «Non si può far saltare il governo: non si muore per una legge, si muore se salta il governo». E così malgrado le proteste delle opposizioni il disegno di legge Ronchi si avvia a diventare legge, il voto finale è previsto per oggi. Sulle barricate, oltre alle opposizioni, sono salite numerose associazioni di consumatori pronte a scommettere che l’unica liberalizzazione sarà per le tariffe, inevitabilmente destinate tra il 30 e il 40%. «Si profila una vera e propria stangata», si dice certo il Codacons, secondo cui «se nel 2009 una famiglia media italiana spenderà 268 euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d’acqua, tra 3 anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all’anno, con un incremento di 80 euro, pari al 30% in più». Per Adiconsum, invece «se le tariffe sono le più basse in Europa è grazie al pubblico. Il privato non è garanzia di investimento; è invece certo che ci saranno tariffe più elevate». E c’è chi come Cittadinanzattiva ha promesso l’inizio di una raccolta firme per chiedere un referendum. Delusi anche gli enti locali che dovranno gestire materialmente le nuove norme. Per il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani «ancora una volta, viene meno la collaborazione e il rispetto delle competenze regionali e si preferisce una forzatura che non ci convince». Ma il ministro ribadisce che si tratta di liberalizzare solamente la distribuzione, con vantaggi per gli utenti e «minori sprechi di un bene che resta prezioso».
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