12 Luglio 2014

Camera di commercio, no alla cordata Codacons

Camera di commercio, no alla cordata Codacons

Sabato Leo Camera di commercio: la Regione ha sbagliato ad attribuire il seggio del Consiglio camerale, spettante alle associazioni di consumatori, alla cordata costituita da Codacons-Cittadinanza Attiva-Codici-Confconsumatori-Lega Consumatori-Movimento Consumatori-Unione Nazionale Consumatori. Lo ha sentenziato il Tribunale Amministrativo Regionale (seconda sezione) che ha annullato il decreto dirigenziale n.5/2013, emanato dalla Regione (Area generale di coordinamento Sviluppo Economico) per individuare il maggior grado di rappresentatività delle varie associazioni. A rivolgersi ai giudici salernitani di piazza San Tommaso d’ Aquino per denunziare la illegittimità posta in essere da Palazzo Santa Lucia era stato il pool di associazioni formato da Federconsumatori, Adiconsum ed Adoc. La causa è stata discussa nell’ udienza pubblica dello scorso 12 giugno ed in meno di un mese il Collegio giudicante, costituito dal presidente Luigi Antonio Esposito, dall’ estensore Ezio Fedullo e dal referendario Maurizio Santise, ha depositato la sentenza. Il provvedimento regionale impugnato ed annullato era intervenuto per dare attuazione ad un precedente verdetto del Tar che, nel 2011, aveva bocciato la nomina, quale rappresentante delle associazioni di consumatori in seno al Consiglio Camerale, di Nicola Salsano, 63 anni, di Cava de’ Tirreni, indicato dalle associazioni Adoc, Federconsumatori e Adiconsum (in apparentamento tra loro). In sostanza, la Regione aveva dovuto rinnovare il procedimento amministrativo, riaprendo l’ istruttoria per la valutazione del grado di rappresentatività delle associazioni di consumatori. Già nella fase propedeutica al rinnovo del Consiglio Camerale, le associazioni firmatarie del ricorso al Tar avevano sollevato dubbi sulla legittimità dell’ apparentamento, avente quale capofila il Codacons, e li avevano segnalati alla Regione. Il punto debole era rappresentato da un’ insanabile irregolarità formale e, precisamente, dalla violazione di un decreto ministeriale del 1996 (numero 501). Cosa era successo? Non era stata depositata in Regione un’ unica dichiarazione congiunta di apparentamento ma singole dichiarazioni intervenute tra il Codacons e ciascuna delle altre associazioni apparentate. Malgrado la rappresentata, palese invalidità delle dichiarazioni di apparentamento presentate dalle associazioni guidate da Codacons, la Regione aveva proseguito l’ iter illegittimo, anche perché le successive dichiarazioni, inviate via fax a Palazzo Santa Lucia, non potevano sanare la citata violazione di legge. Queste ultime dichiarazioni, infatti, dovevano pervenire entro 50 giorni dall’ avviso pubblicato dal presidente della Camera di commercio, Guido Arzano, per poter rispettare il principio della par condicio tra le associazioni. Il Tar ha ritenuto fondato il ricorso e lo ha accolto, mettendo ko il provvedimento regionale emesso il 7 gennaio del 2013 dal dirigente Luciano Califano. A questo punto, la palla passa nuovamente alla Regione che dovrà ripetere il procedimento amministrativo teso a stabilire il grado di rappresentatività delle associazioni di consumatori alle quali spetta un componente in seno al Consiglio Camerale. Allo stato, il seggio dei Consumatori è vacante ed il consesso si riunisce con un componente in meno. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this