9 Maggio 2010

Calvario traffico: 25 ore al mese perse in coda

Una vita passata al volante. Spesso in attesa che scatti il verde. Così migliaia di veronesi perdono centinaia, migliaia di ore. Lo sa bene chi vive in Borgo Milano e lavora in Zai, o chi ogni mattina deve raggiungere un ufficio del centro o di Borgo Milano partendo da Borgo Venezia o da San Michele. E che alla sera deve naturalmente tornare a casa. Quanto tempo passa in auto? Più o meno una al giorno. Se va bene. In tutto fanno cinque e sei ore alla settimana, venticinque ore al mese, tredici giorni all’ anno con le mani sul volante solo per andare al lavoro. In pratica, un anno della vita lavorativa di un veronese se ne va dentro un’ automobile, tra code interminabili e lunghe attese ai semafori. Degli infiniti tempi di attraversamento urbano si è recentemente occupato anche il Codacons, l’ associazione dei consumatori più grande d’ Italia, con uno studio svolto in tre grandi metropoli italiane (Roma, Milano e Napoli). Il risultato è sconfortante: nel 2009 ogni automobilista ha perso nel traffico circa 265 ore, più di 11 giorni, trascorsi tra ingorghi, rallentamenti e semafori rossi, ad una velocità inferiore ai 12 chilometri all’ ora. La città che detiene il record negativo è Roma, dove la media è di 268 ore all’ anno passate tra code e rallentamenti, pari a 11,1 giorni. Seguono Milano con 245 ore (10 giorni) e Napoli con 218 ore (9 giorni). «Si tratta di giorni di vita letteralmente buttati al vento, e di ore sottratte al tempo libero, alla casa e alla famiglia», ha fatto sapere il presidente Carlo Rienzi. Come non dargli ragione? E a Verona, come stanno lo cose? Per dare un’ idea del tempo che passiamo al volante ogni giorno, abbiamo provato a percorrere gli assi viari più frequentati nelle direttrici nord-sud e est-ovest nelle ore di punta, ovvero quelle in cui la maggior parte dei lavoratori lascia il lavoro per salire in auto. Risultato: i tempi di percorrenza sono molto più lunghi tra est e ovest che tra nord e sud. In pratica, per compiere il doppio dei chilometri ci si impiega lo stesso tempo. Tutta colpa dei semafori rossi: un tragitto di trenta minuti ne vede almeno la metà con l’ automobile ferma. Ecco alcuni percorsi. OSPEDALE BORGO ROMA – VIA MARSALA (16 semafori). Lasciamo l’ ospedale e subito si perdono due minuti in coda. Il primo stop arriva al semaforo tra via San Giacomo e via Centro. Altro ostacolo, il semaforo tra via Centro e Tombetta. Interminabile l’ attesa di Breccia Cappuccini: 5 minuti in coda. Colpa del semaforo che immette in via Faccio, verso i sottopassi. Il semaforo dovrebbe essere eliminato l’ anno prossimo con una rotonda, progetto previsto per il recupero delle ex Cartiere. Il verde dura l’ altra parte una quindicina di secondi (il rosso quasi due minuti) facendo passare appena sette-otto auto per volta. Sorte analoga a chi deve superare l’ Adige per entrare in Lungadige Galtarossa. Altro tempo se ne va all’ uscita del primo sottopasso e all’ incrocio tra via Galliano e via San Marco. L’ ultimo ostacolo è Ponte Catena, per superare il quale occorrono fra tre e quattro minuti. Arriviamo in via Marsala dopo 32 minuti circa, 16 dei quali trascorsi con automobile ferma nei 16 semafori del percorso. OSPEDALE DI BORGO TRENTO – MADONNA DI CAMPAGNA (12 semafori). I primi rallentamenti arrivano alla rotonda di San Giorgio: due minuti persi. Stesso destino al semaforo della strettoia di Ponte Pietra, per non parlare della coda di Lungadige Re Teodorico. Ancora peggio va in Lungadige Sammicheli per dell’ innesto del traffico in arrivo dell’ Interrato dell’ Acqua morta. Qui i minuti persi sono almeno tre. In via Torbido se ne vanno altri cinque per i rallentamenti al semaforo per il Porto. A Madonna di Campagna si arriva quindi dopo una buona mezz’ ora dalla partenza. Da notare che lo stesso tragitto compiuto in senso inverso comporta qualche minuto in più per colpa di un vero collo di bottiglia: è il tratto tra via Muro Padri e il Teatro Romano. Si sta in coda tra otto e dieci minuti per gli 800 metri di via Santa Maria in Organo. CASELLO DI VERONA SUD – VIA SANTINI (14 semafori). Dal casello autostradale alla Fiera tutto fila liscio. La prima attesa seria è al semaforo di Porta Nuova: qui se ne vanno due-tre minuti e altrettanti ne passano all’ uscita del primo sottopasso. Il punto più critico è in via Galliano: nel pomeriggio servono cinque minuti per superare il semaforo dello svincolo per via San Marco; la coda inizia già all’ uscita del secondo sottopasso. Altro punto critico è Ponte Catena, incontro di cinque diverse strade: qui passano in coda altri tre-quattro minuti. Per arrivare in via Mameli qualcuno sceglie la scorciatoia di Lungadige Attiraglio e di via Corno d’ Aquilio, evitando così Piazzale Stefani e via Mameli. Per l’ intero tragitto, nell’ ora di punta, servono comunque non meno di trenta minuti. PALAZZINA – CHIEVO (11 semafori). Il primo punto critico è in Borgo Roma, all’ incrocio tra via Tombetta e via San Giovanni Lupatoto. I flussi di traffico delle due strade stentano ad amalgamarsi. Altro collo di bottiglia è il già citato innesto con via Centro. Dall’ uscita del sottopasso all’ incrocio per Corso Milano passano circa 6 minuti; per il resto, il tragitto per Chievo non presenta altri problemi.Al.Az.

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