3 Agosto 2018

«Caldo, le città cambino politiche»

Il picco di calore che ieri ha infiammato 18 città italiane è ormai alle spalle e a partire da oggi – queste le previsioni – cederà il posto a giorni di forte instabilità, di cui le bombe d’ acqua che hanno colpito Cortina e Mantova sono solo un anticipo. Nel comune veneto, che ha dichiarato lo stato di crisi, le acque di un torrente sono esondate: fango e detriti hanno causato l’ allagamento e il cedimento di un ponte su una strada comunale. A Belluno un uomo è morto dopo essere stato colpito da un fulmine mentre era diretto in montagna Ad ogni modo l’ ondata di calore ha lasciato il segno in gran parte del Paese e sono molte le persone, soprattutto anziani, ad aver avuto bisogno di cure. Soltanto a Genova, investita da una forte umidità, sono 18 i ricoveri in ospedale da inizio settimana. Anche per questo il Codacons ha messo in guardia dal rischio paralisi che incombe su molte strutture dei maggiori centri urbani della Penisola: «Nei nosocomi di tutto il Paese si registra un’ abnorme crescita degli accessi ai pronto soccorso per malori e problemi direttamente collegabili alle elevate temperature di questi giorni – spiega il presidente, Carlo Rienzi -. Pazienti che vengono registrati con codici bianchi, azzurri e verdi e che quindi non richiedono particolari assistenze, ma i cui accessi agli ospedali rischiano di rallentare l’ intero servizio sanitario e determinare una paralisi dei pronto soccorso». Ma il progressivo aumento delle temperature medie stagionali è il risultato di profondi cambiamenti che da anni stanno modificando il clima italiano. Sempre ieri Legambiente ha ricordato come «tra il 2005 e il 2016 in 23 città le ondate di calore hanno causato 23.880 morti e soltanto a Roma, dal 2000, sono circa 7.700 le morti attribuibili al caldo ». L’ associazione ha presentato i dati raccolti dal Dipartimento di epidemiologia del Sistema sanitario regionale del Lazio e ha promosso contestualmente un osservatorio sugli effetti dei mutamenti del clima nelle città italiane (cittaclima.it). Per Legambiente sono gli agglomerati metropolitani le zone più a rischio che impongono una compiuta definizione di «politiche di adattamento al clima che cambia». E sono ancora gli anziani a soffrire maggiormente gli «effetti nocivi per la salute quando le temperature diurne superano i 35 gradi e quelle notturne non scendono sotto i 25. Nelle aree urbane – si legge ancora in un comunicato dell’ associazione – il caldo aumenta per l’ effetto di asfalto, auto e sistemi di condizionamento e può arrivare ad aumentare la temperatura anche di 4-5 gradi». «Se vogliamo ridurre i pericoli per le persone e prevenire anche le ondate di calore – ha ammonito Edoardo Zanchini vicepresidente di Legambiente – servono nuove politiche per le città, risorse e un coordinamento nazionale per aiutare i sindaci di fronte a fenomeni di una portata senza precedenti. Al governo chiediamo di approvare quanto prima il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici e di mettere al centro gli interventi che riguardano le città». A subire le conseguenze di questo stato di fatto, però, non sono solo le persone, perché i mutamenti climatici hanno un effetto devastante su interi settori, intaccando produttività e risorse idriche di molti territori. La Coldiretti ha definito l’ intero comparto agricolo europeo «in ginocchio » e ha lanciato l’ allarme per il calo di produzione degli allevamenti. E mentre i laghi Maggiore e Garda sono sotto la media del periodo e in Emilia Romagna le disponibilità di acqua negli invasi sono dimezzate in un solo mese, è il Friuli Venezia Giulia il primo a parlare chiaramente di rischio siccità. RIPRODUZIONE RISERVATA.
matteo marcelli

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