8 Novembre 2001

Caldaie, tariffa «bloccata» a 240mila lire

Incontro tra l`assessore all`Ambiente Antonio Capone e i responsabili dell`Asea. Saranno solo segnalate le carenze che non incidono sui fattori di rischio
Caldaie, tariffa «bloccata» a 240mila lire

Ma dovrebbero esserci verifiche più «morbide». Controllati 5.100 impianti

Gli utenti leccesi che hanno una caldaia da riscaldamento si mettano il cuore in pace. La tariffa di 240mila lire, stabilita per il controllo effettuato dall`Asea, non sarà ridotta neanche di una lira. E questo perchè quegli oneri derivano dal Piano economico che prevede la formazione e la riqualificazione professionale dei lavoratori ex Lsu, impiegati dall`Asea per effettuare le verifiche agli impianti non muniti di autodichiarazione e al maggior numero possibile di quelli autodichiarati (con un minimo del cinque per cento, fissato dalla normativa). Il «verdetto» sfavorevole alle migliaia di utenti leccesi, che avevano sperato in un regalo di Natale o in un ravvedimento dell`amministrazione comunale, è venuto fuori dall`incontro di ieri, dal tavolo di lavoro convocato dall`assessore all`Ambiente Antonio Capone, dopo le numerose proteste dei cittadini, che avevano allarmato i tecnici e gli amministratori di palazzo Carafa. Gli utenti non in regola possono però «consolarsi» con l`indirizzo che ieri ha voluto dare lo stesso assessore Capone alle verifiche, definite da più parti «rigorose». In particolare è stato deciso che saranno solo «segnalate», senza ulteriori oneri, quelle carenze che non incidono concretamente sui fattori di rischio e sul risparmio energetico, pur riconoscendo, hanno accertato ieri i tecnici, che fanno parte delle norme che regolarizzano l`impianto. «In sostanza, per quanto riguarda le canne fumarie, le distanze dai muri e simili, che ieri sono state oggetto di esborso – ha spiegato l`assessore – se non rappresentano un pericolo non saranno contravvenzionate, almeno nella prima fase». I verificatori, inoltre, devono elencare agli utenti tutti gli interventi di cui necessita l`impianto per essere in regola; l`utente invece è tenuto ad esibire ai tecnici il libretto d`impianto, la dichiarazione di conformità dello stesso e il modello H, compilato dal manutentore. All`incontro hanno partecipato anche il manager dell`energia Antonio Degli Agli, per il Comune, il direttore tecnico Nicola Manca, per l`Asea e Luigi Ranfino, rappresentante sindacale dei lavoratori. «A me dispiace che molti utenti si siano fidati dei manutentori e degli installatori – ha commentato ieri Capone – ma a parlare chiaro è la legge 10/91, che l`Asea è chiamata a fare rispettare. Penso che di quegli impianti non in regola, solo il 35 per cento riguardano il corpo-caldaia e i fumi e che il resto siano irregolarità. Cercheremo, ovviamente, di evitare disparità fra chi ha già pagato e chi, per la stessa irregolarità, non dovrà pagare».

Dall`esame degli atti da parte dei dirigenti e dalle risultanze dei controlli effettuati, è emerso che le procedure adottate dall`Asea sono risultate conformi, sia alle norme di legge, sia ai contenuti della convenzione sottoscritta dall`Asea con il Comune. L`Asea ha fornito ai responsabili di settore una serie di dati, dai quali risulta che finora sono stati verificati 5.100 impianti sui 30mila esistenti (il 17 per cento di quelli esistenti), di cui 2.448 (il 48 per cento) non sono risultati a norma; e di questi, solo 270 non sono soggetti a sanzione. Nei dati forniti dall`Ufficio ambiente del Comune, colpisce la circostanza che ben 2.154 caldaie, sulle 2.450 trovate non in regola (l`88 per cento), risultano soggette a un contratto con i manutentori. Il che fa supporre che dopo aver pagato il manutentore, un utente non è ancora in regola. Immediata la reazione dei tecnici delle caldaie. «Non è da oggi che noi, dopo aver effettuato la manutenzione prescritta – chiarisce Antonio Mancarella presidente dell`associazione dei manutentori – spieghiamo all`utente quali altri interventi deve effettuare per mettersi in regola. Ovviamente – aggiunge – c`è sempre qualche manutentore meno preparato di altri, che evita di fare l`elenco delle carenze e degli interventi che altri artigiani dovrebbero effettuare». Proprio ieri, le associazioni di tutela degli utenti e dei manutentori (Ami, Codacons, Federconsumatori, Sunia, Anim, Cna e Confartigianato), hanno inviato ai 97 sindaci salentini un resoconto che ripercorre la recente storia della normativa degli impianti termici, applicata nel Salento, ivi comprese le presunte «distorsioni» del mercato, operate – viene evidenziato – con pressioni ed incentivi, che possono influenzare il giudizio sul controllo e vietate dal Dpr 551 del `99.
Tornando alla correzione di tiro, da parte dell`amministrazione comunale, che ha deciso di affrontare le verifiche alle caldaie in modo più «morbido», adesso si apre la problematica relativa alla disparità, ancora in piedi, fra il costo del controllo dovuto all`Asea da un cittadino leccese e il costo dovuto alla stessa azienda, per lo stesso servizio, da un utente della provincia. Ma non bisogna disperare, i «miracoli» possono sempre materializzarsi. Gli utenti, comunque, ci sperano ancora.

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