13 Marzo 2003

Caldaie, indagati sindaco e sette assessori

Caldaie, indagati sindaco e sette assessori

Il reato ipotizzato è l`abuso d`ufficio. Nei guai finiscono anche due funzionari



La “sommossa“ cittadina sui presunti abusi legati alle verifiche delle caldaie domestiche è già da tempo inchiesta giudiziaria. Con sindaco e sette fra attuali ed ex assessori, oltre a due funzionari di palazzo Carafa, iscritti nel registro degli indagati con l`ipotesi di reato di abuso d`ufficio.
Il crisma dell`ufficialità è stato apposto in questi giorni, con gli avvisi di proroga delle indagini che i diretti interessati stanno via via ricevendo. Il pubblico ministero Elsa Valeria Mignone, titolare dell`inchiesta, sta in buona sostanza “avvisando“ che per concludere le indagini, avviate sulla scorta di un esposto del Codacons, le occorreranno altri sei mesi.
I nomi degli indagati? Il sindaco Adriana Poli Bortone e la sua prima giunta: gli assessori Salvatore Bianco, Antonio Capone, Fausto Giancane, Luigi Ingrosso, Massimo Lanzilao, Ugo Lisi e Angelo Tondo, coloro i quali firmarono, all`epoca, la delibera di giunta in base alla quale si affidava alla Ecoigiene, oggi Asea, la verifica degli impianti termici in città. Restano fuori dall`inchiesta gli ex assessori del Cdl, al tempo non ancora transitato in Forza Italia, che fin da allora posero seri dubbi sulle modalità di affidamento dell`incarico, senza una regolare gara d`appalto. Preferirono non firmare quella delibera l`ex vice sindaco Fulvio Lecciso, l`attuale vice sindaco Paolo Perrone e l`assessore Eugenio Pisanò.
Per bene inquadrare la vicenda è necessario fare un passo indietro, quando il «caso caldaie», nel 2000, infiammò il consiglio comunale e rappresentò la prima vera spaccatura del governo Poli. La giunta, in buona sostanza, decise la stabilizzazione di 60 lavoratori socialmente utili attraverso un progetto presentato dalla Ecoigiene che si offriva per il controllo del buon funzionamento delle caldaie in città. Ma all`indomani dell`approvazione in Consiglio, si scatenò il putiferio e cominciarono a fioccare gli esposti da parte delle associazioni dei consumatori, primo fra tutti il Codacons. In una dettagliata denuncia lunga dieci pagine l`avvocato Piero Mongelli, responsabile dell`Associazione, stigmatizzò gli eccessivi oneri a carico degli utenti, e l`affidamento di un incarico tanto delicato a personale che avrebbe dovuto sottoporsi a formazione e riqualificazione professionale, con un ulteriore esborso economico. Dubbi pure sulle tariffe stabilite, apparse al Codacons eccessive anche in virtù delle dichiarazioni rese dall`amministratore delegato della Asea, che proponeva, prima della concretizzazione dell`incarico, cifre decisamente più modeste. Poche settimane dopo l`esposto la notizia del sequestro degli atti da parte dell`autorità giudiziaria, poi il silenzio, fino ad oggi.
Alla notizia della proroga il responsabile del Codacons sottolinea come si attendano «serenamente le risultanze dell`indagine», poi subito dopo auspica «un intervento autorevole del difensore civico per calarsi subito nel suo ruolo in una vicenda che sta a cuore a tanti cittadini».
Quanto a uno degli interessati, l`onorevole Ugo Lisi, si dice amareggiato soltanto di aver saputo dell`indagine dalla stampa e non dall`autorità giudiziaria. «Per il resto – dice – sono sereno».
«No comment» dalla Asea, nel rispetto delle indagini e degli stessi indagati.

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