10 Novembre 2001

Caldaie accese, ma senza controlli

Caldaie accese, ma senza controlli

La denuncia del Codacons: a Roma sono molti gli impianti a rischio

Disco verde per l?avvio degli impianti di riscaldamento domestico. Le quasi cinquecentomila caldaie installate in uffici ed abitazioni del territorio capitolino possono dunque partire. A Roma sono però ancora pochi i condomini e le abitazioni che, mettendo da parte gli indugi, hanno acceso i caloriferi. Complice in parte la relativa mitezza delle temperature che ha contrassegnato questi primi giorni di novembre. In molti invece stanno ancora scaldando i motori o sono alle prese con le preventive verifiche tecniche sugli impianti, ma soprattutto brancolano nell?incertezza sui tempi per l?accensione del riscaldamento.
Come comportarsi allora? «Secondo il Dpr 412 del 1993 che disciplina le modalità di accensione e le fasce orarie per il riscaldamento ? chiarisce l?ingegner Enrico Forcina, del 12° dipartimento del Comune competente sulla manutenzione degli impianti termici urbani ? per la zona di Roma (fascia D) viene stabilito un periodo di accensione che va dall?1 novembre al 15 aprile ed un ammontare massimo di 12 ore giornaliere. Fuori da tale periodo, gli impianti possono essere attivati solo in presenza di situazioni climatiche particolari, e per una durata non superiore alla metà della fascia ordinaria». Ma chi giustifica queste particolari situazioni? «Ovviamente ? afferma l?ingegner Forcina ? è il sindaco che provvede con un?apposita ordinanza. Tutti gli impianti, sia quelli pubblici che quelli privati, sono sottoposti a questa normativa. Sono però previste alcune categorie in deroga, come gli asili nido, le case di riposo, alcuni ospedali. Altra cosa importante è che gli impianti non possono essere posti in funzione nella fascia notturna, che va dalle 23 alle 5 del mattino». Ma i problemi, per chi possiede un impianto termico, sia alimentato a metano che con altro combustibile, non finiscono qui. La legge impone una serie di verifiche periodiche e di controlli, finalizzati non solo al contenimento energetico ma anche alla sicurezza. «Il proprietario dell?impianto deve eseguire le verifiche di normale manutenzione ? avverte l?ingegner Ditosto, del dipartimento 12° ? almeno una volta l?anno per i generatori di calore superiori a 35 kwh ed ogni due anni per quelli inferiori. Il Comune a sua volta ? aggiunge ? deve controllare che queste verifiche siano eseguite regolarmente ogni anno per mantenere ottimale il rendimento di combustione. Non sono previste però verifiche specifiche sulla sicurezza».

La normativa stabilisce anche severe sanzioni pecuniarie a carico degli inadempienti. Se, ad esempio, viene disattesa la prescritta verifica annuale o biennale si incorre in una ammenda da 1 a 5 milioni; oppure, chi installa una nuova caldaia senza depositare il relativo progetto presso il competente ufficio del Comune, rischia una multa da 1 a 5 milioni. Nel caso di impianti irregolari, (una canna fumaria non a norma etc.) il possessore può vedersi comminare una sanzione che varia dal 5 al 25 per cento del valore delle opere non eseguite.

Tutto ciò, però, rimane ancora sulla carta. Dei tecnici incaricati del controllo nemmeno l?ombra. Sui rischi per l?incolumità delle persone, derivanti dall?assenza di ogni forma di controllo, puntano l?indice le associazioni dei consumatori. «Oggi, la verifica della manutenzione è lasciata alla libera iniziativa dei privati ? commenta l?avvocato Italo Mannucci, responsabile regionale del Codacons ? ma se uno compra una caldaia che va apposta all?esterno e invece la colloca all?interno dell?appartamento, in questo caso il palazzo non è tutelato poiché il pericolo di uno scoppio è notevolmente più elevato».

D?altro lato, i controlli imposti ai proprietari comportano spesso un costo che rende ancora più pesante la voce riscaldamento nel bilancio familiare. «Se si escludono i pezzi da sostituire ? aggiunge Mannucci ? per una semplice verifica si può pagare dalle 150 alle 250 mila lire. Ma talvolta le aziende fornitrici di impianti impongono dei veri contratti capestro per la manutenzione, salvo poi dirottare in subappalto l?effettiva esecuzione dei controlli».

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