Calcio violento. la polizia conferma: «bomba di torino lanciata dagli juventini»
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fonte:
- Giornale di Sicilia
«Le bombe carta i nostri tifosi le hanno subite – dice il presidente granata, Urbano Cairo – Erano già accadute cose brutte: ricordo allo Juventus stadium un cartello che inneggiava a Superga» Renato Botta …Più che bomba o non bomba, torinista o juventino? L’ esplosione allo stadio di Torino c’ è stata, l’ attesa decisione del giudice sportivo no. Impossibile capire, per Tosel, chi fosse l’ autore del lancio. Impossibile applicare da subito la tolleranza zero di nuovo invocata da tutti per l’ ennesimo caso di violenza nel calcio. Gli interrogativi che ruotano intorno al petardo esploso domenica all’ Olimpico di Torino in occasione del derby della Mole riguardano la dinamica dell’ esplosione che ancora non è stata chiarita e che, in sede investigativa, ha offerto una duplice lettura. Dapprima si è pensato che a confezionare la bomba carta fossero stati gli stessi ultrà torinisti, poi nuovi video visionati dalla polizia hanno confermato la responsabilità degli juventini. In attesa delle risultanze dell’ indagine, il giudice sportivo, Gianpaolo Tosel, ha quindi rinviato ogni decisione, chiedendo un supplemento di indagine alla Procura federale che ha aperto formalmente l’ inchiesta. «Le bombe carta i nostri tifosi le hanno subite – taglia corto il presidente granata, Urbano Cairo – Erano già accadute cose brutte: ricordo allo Juventus stadium un cartello che inneggiava a Superga. Tutti dovremmo abbassare i toni, darci una regolata. Se i dirigenti per primi si mettono a twittare certe cose, allora non va bene». Fin qui i fatti cronaca (oltre al pe tardo, domenica c’ è stato anche l’ assalto al pullman della Juventus) che però ieri hanno lasciato campo anche ai commenti del giorno dopo, tutti all’ insegna della «tolleranza zero». «Sono stanco- sintetizza per tutti il capo dello sport italiano, Giovan ni Malagò – Le sanzioni del giudice sportivo non sono sufficienti a fare cambiare l’ atteggiamento di alcuni signori. Dobbiamo assolutamente andare in linea con le disposizioni legislative assunte dal governo Thatcher contro gli hooligans. Servono sanzioni fuori dall’ ordinario, altrimenti chi paga dazio è il Paese». Una presa di posizione dura condivisa dai Vescovi. In un editoriale scritto dalla Sir sugli scontri di Torino, l’ agenzia della Cei sottolinea che «c’ è solo la via della repressione e della prevenzione. Mettendo in campo anche l’ intelligence per stanare le sacche ombrose del tifo violento». Questo, incalza l’ agenzia, può essere fermato se si rinuncia a «false indignazioni, incertezze legislative, connivenze pericolose con le frange violente delle tifoserie, ammiccamenti e concessioni indicibili. Dinanzi a tutto questo, come dovrebbe accadere in ogni realtà sociale degna di questo nome, non ci sono pannicelli caldi». Così il ministro dell’ Interno Alfa no si dice pronto «a rivedere l’ azione di governo se serve e a incontrare società e Coni, ma a patto che nessuno si sottragga alle proprie responsabilità. Abbiamo fatto tanto ma non possiamo fare tutto, anche le società devono fare la loro parte». «Abbiamo chiesto un incontro urgente ad Alfano», ha detto dal consiglio federale il presidente Figc Tavecchio. «Se questo soggetto fosse andato in Piazza San Pietro quando parlava il Papa, e avesse buttato una bomba carta, sarebbe già finito in carcere da parecchio tempo», ha aggiunto Tavecchio. «Se in questo Paese si pensa di poter entrare con una bomba carta in uno stadio che può causare la morte di una platea di uomini, e non di uno soltanto, è inutile invocare provvedimenti – ha detto ancora il numero della Figc- Se la nostra comunità non ha già in sè sanzioni efficaci significa che siamo un Paese che non è in grado di difendersi dalla delinquenza, che va combattuta con i mezzi e le sanzioni del codice penale e con la certezza della pena». Il segretario generale dell’ Uefa, Gianni Infantino, ha anche ricordato al Gr Parlamento che «in Inghilterra dal 2001 sono state escluse 19.000 persone e non ci sono più problemi»; l’ ex bandiera dell’ Inter Javier Zanetti invoca un esame di coscienza; Marcello Lippi chiede «pene severe come in altri paesi»; infine il Codacons arriva a chiedere «un anno di calcio aporte chiuse».
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