22 Giugno 2017

Calcio spagnolo, frodi fotocopia

l’ intreccio tra isole vergini, nuova zelanda e irlanda
Strutture aziendali gemelle costituite per frodare il fisco spagnolo. Sarebbe questo il metodo utilizzato dai due nomi illustri nel mirino del fisco iberico, ovvero Cristiano Ronaldo e Jose Mourinho. Le informazioni arrivano direttamente dalle due denunce presentate davanti al giudice madrileno, così come riportato dal quotidiano «vozpopuli». Secondo l’ accusa, i due avrebbero costituito delle società con sede nelle Isole Vergini, alle quali venivano ceduti i proventi relativi allo sfruttamento dei diritti di immagine dei due sportivi, che poi sarebbero stati girati ad altre società allo scopo di nascondere i proventi al Fisco spagnolo. Per quanto riguarda l’ allenatore portoghese, l’ accusa contestata dalla procura è quella di aver costituito la Kooper Services e di controllarla attraverso la società neozelandese Kaitaia Trust, di cui Mourinho è fondatore e socio insieme a moglie e figli. Secondo il procuratore la società sarebbe stata creata «al fine di nascondere i diritti di immagine del tecnico». Invece, per un portavoce del tecnico portoghese, Mourinho ha agito in piena buona fede, dato che a suo dire fino ad oggi nessuno aveva contattato l’ allenatore ne i consulenti assunti allo scopo. «Jose ha pagato più di 26 milioni di tasse, con un’ aliquota al 41% e, in accordo con il ministero del tesoro spagnolo, ha regolarizzato la sua posizione nel 2015» le parole di Jorge Mendes, procuratore dell’ ex allenatore del Real Madrid e del fresco vincitore della Champions league Cristiano Ronaldo. Per l’ attaccante portoghese, che ha minacciato di lasciare la Spagna sentendosi trattato ingiustamente, a suo dire, come un criminale, lo schema elusivo è lo stesso: creazione di una società nelle Isole Vergini (la Tollin Associates) alla quale cedere i proventi delle sponsorizzazioni; trasferimento di questi proventi ad una società situata in un paradiso fiscale (in questo caso la Multisport Imagine Management con sede a Dublino). La somiglianza dei due metodi e la presenza dello stesso procuratore hanno portato a focalizzare l’ attenzione sul rappresentante dei due illustri portoghesi, ovvero Jorge Mendes. Il procuratore, uno dei più importanti nel panorama calcistico mondiale, ha affermato in una nota che la sua attività «si limita esclusivamente allo svolgimento del ruolo di intermediario nei trasferimenti di giocatori tra squadre di calcio, senza fornire alcun servizio direttamente o indirettamente legato alla consulenza finanziaria e fiscale». Tuttavia, secondo il giornale spagnolo «Marca», le società di comodo utilizzate dai due portoghesi sarebbero legate a Mendes. Ma il grande procuratore lusitano non è l’ unico rappresentante del settore a passare guai con le amministrazioni tributarie in giro per il mondo: in una nota pubblicata ieri, il Codacons richiede un accertamento all’ Agenzia delle entrate verso Mino Raiola, intermediario molto conosciuto nel calcio italiano e non solo, sull’ ipotesi di «esterovestizione» in merito ai redditi milionari sulle percentuali di giocatori italiani. A Raiola sono contestati mancati pagamenti di imposte dovute al fisco italiano, nonostante il procuratore abbia la propria residenza fiscale a Montecarlo. «Il procuratore Raiola, si deduce dai giornali, abbia introitato circa 300 mln di euro da compravendite di giocatori con le squadre italiane. La residenza fiscale non è rilevante, in quanto i soldi attengono ad attività economiche ed imprenditoriali svolte sul territorio italiano».
michele damiani

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