Calcio, per il Consiglio di Stato è illegittima la tessera del tifoso
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fonte:
- il Salvagente
Il Consiglio di Stato boccia la tessera del tifoso accogliendo l’ appello presentato da Codacons e Federsupporter contro la decisione del Tar del Lazio che nelle scorse settimane aveva respinto il ricorso contro la "tessera del tifoso" presentato dalle due organizzazioni. Codacons e Federsupporter contestavano in particolare il fatto che per ottenere la tessera e, di conseguenza, abbonamenti e biglietti, i tifosi fossero costretti ad acquisire una carta di credito ricaricabile, circostanza che rischia di condizionare le scelte economiche dei tifosi/consumatori. La motivazione del Consiglio di Stato Questa la motivazione del Consiglio di Stato nell’ accogliere l’ appello: "l’ abbinamento inscindibile (e quindi non declinabile dall’ utente) tra il rilascio della tessera di tifoso (istituita per finalità di prevenzione generale in funzione di una maggiore sicurezza negli stadi) e la sottoscrizione di un contratto con un partner bancario per il rilascio di una carta di credito prepagata potrebbe condizionare indebitamente (nella misura in cui si provi che l’ uso della carta non sia funzionale ad assicurare le finalità proprie della tessera del tifoso) la libertà di scelta del tifoso-utente e potrebbe pertanto assumere i tratti di una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del consumo;in tal senso depone il fatto che, per il tifoso, l’ ottenimento della tessera appare condicio sine qua per poter essere ammesso, nelle giornate di trasferta della propria squadra, nel reparto dello stadio riservato agli ospiti, di guisa che appare verosimile che l’ acquisizione di tale utilità potrebbe indurlo a compiere un’ operazione commerciale (sottoscrizione della carta prepagata) che non avrebbe altrimenti compiuto". Il Tar del Lazio deve ora discutere il ricordo delle associazioni Sulla base di tali motivazioni, i giudici del Consiglio di Stato ordinano quindi al Tar del Lazio di fissare una nuova udienza e discutere nel merito il ricorso presentato da Codacons e Federsupporter, valutando quindi la sussistenza delle illegittimità denunciate dai due enti. "La trappola del tifoso", l’ articolo del Salvagente dell’ 8 luglio 2010 di Lorenzo Misuraca Un sistema per identificare pericolosi facinorosi o una carta di credito per fare shopping? Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, l’ ha annunciata come una priorità che non può essere rimandata. La tessera del tifoso dovrà essere obbligatoria per tutte le squadre di calcio delle serie professioniste dalla prossima stagione. "Ne va della sicurezza dei tifosi che vanno allo stadio", è il leitmotiv di Maroni e dei sostenitori della tessera. "Il futuro è nelle tue mani" recita addirittura un spot sulle reti Rai in questi giorni. Peccato che l’ innovazione non apporterà nessun vantaggio contro la violenza negli stadi. Al contrario, metterà al sicuro gli interessi di banche, colossi delle scommesse e società sportive. Portando nelle mani di gruppi privati, come Banca Intesa, Lottomatica, Poste italiane ed Erg, centinaia di migliaia, se non milioni, di nuovi clienti, destinati a fare i conti con tassi di interesse pur di seguire la squadra del cuore. Tutto comincia nel 2009, quando una circolare del ministero degli Interni invita le squadre di serie A, B e Lega Pro (ex C1 e C2) a predisporre la tessera del tifoso. Ovvero, la tessera quinquennale da rilasciare ai tifosi desiderosi di abbonarsi alle partite della propria squadra o di seguirla in trasferta e senza la quale, dalla prossima stagione, non potranno fare né l’ una né l’ altra cosa. Viceversa, non potrà avere la carta il tifoso condannato per reati dentro lo stadio o che ha ricevuto un "divieto di accedere alle manifestazioni sportive" (in sigla, Daspo). Solo business Sulla proposta è caduta una pioggia di critiche, tra cui quella del calciatore Daniele De Rossi. E tuttavia Maroni non ha lasciato spazio a perplessità: "La tessera del tifoso è uno strumento valido per tenere fuori dallo stadio i violenti". Ma è davvero così? Mario Corsi, universalmente conosciuto come Marione, storico leader della curva romanista e conduttore radiofonico di Centro Suono Sport, ha dedicato diverse inchieste all’ argomento. Ci dice: "La tessera del tifoso non aggiunge niente al biglietto nominale che già esiste e che obbliga chiunque a mostrare i documenti all’ atto dell’ acquisto. Oltre tutto, i dati delle forze dell’ ordine dicono chiaramente che solo una piccolissima parte degli episodi di violenza avviene dentro gli stadi". Per Corsi, l’ ordinanza rischia di diventare un boomerang: "A chi non ha la tessera del tifoso, in trasferta è precluso solo il settore ospiti dello stadio. Significa che, paradossalmente, per un tifoso violento è più facile entrare in un altro settore, dove è più probabile il contatto fisico con i tifosi avversari". Se queste sono le premesse sull’ efficacia sul piano della lotta alla violenza negli stadi, perché tanta insistenza? La risposta è semplice: marketing. A dirlo non è solo il tifo organizzato, compatto nell’ intenzione di boicottare questo diktat, ma lo stesso capo della polizia, Antonio Manganelli, che durante una conferenza stampa sulla violenza negli stadi ha dichiarato: "La tessera nasce storicamente per motivi di marketing, perché si va verso una cultura della privatizzazione degli stadi. Le società sono imprese con fini di lucro, e sono tra le poche aziende che ancora non conoscono la loro clientela". E non è un caso che le tessere in Italia vengano chiamate dalle stesse società "di fidelizzazione". Anche i nomi scelti rimandano al marketing: Privilege, la carta dei romanisti, Stadium Member, quella della Juve, Siamo noi per l’ Inter. Tifosi "venduti" A chi fa gola la direttiva di Maroni? Alle squadre che sperano di incrementare il giro d’ affari di merchandising e servizi, certo, ma anche a soprattutto a grandi gruppi bancari o a concessionari di scommesse. Molte delle tessere del tifoso, infatti, sono state pensate come vere e proprio carte di credito ricaricabili. Con con durata pluriennale, il che assicura una bella quota di potenziali clienti, anche quando dovessero abbandonare la propria squadra del cuore. Non a caso la parte del leone la fanno le banche, che con questa semplice mossa vedranno crescere il proprio parco clienti. In prima fila (o, si dovrebbe dire, in tribuna d’ onore) c’ è il gruppo Intesa-San Paolo, che ha stretto accordi con diverse squadre tra cui Milan e Fiorentina. Solo per dare un’ idea dei numeri: la tessera del Milan, lanciata lo scorso anno, può contare già su 100mila aderenti. Per la Lazio è scesa in campo Poste italiane. E un altro colosso, che entra con due piedi nell’ affare tessera del tifoso, è Lis Lottomatica, che produce la carta per i tifosi della Roma e per quelli del Palermo. Concorrenza I tifosi, dunque, non hanno possibilità di scelta: se vogliono abbonarsi, inutile confrontare le condizioni, gli interessi e le spese delle carte di credito, non c’ è alcuna concorrenza in questo settore. Chissà se di questa evidente asimmetria rispetto al normale mercato si occuperà l’ Antitrust. Per il momento se ne stanno occupando tutti i tifosi che hanno capito il giro di soldi che c’ è dietro i presunti motivi di sicurezza. E perfino alcune squadre, che hanno protestato contro questa deriva. Ci dice Alberto Monguidi, responsabile comunicazione del Parma calcio: "Per avvicinare la gente allo stadio, soprattutto le famiglie, bisogna diminuire la burocrazia non aumentarla. La tessera del tifoso è un obbligo? Non la utilizzeremo per scopi commerciali: è rilasciata allo stadio, non in banca, ed è gratuita per i tifosi. A noi è costata 120mila euro, ma non vogliamo speculare". Le squadre, dunque, si sono dovute piegare alla tessere del tifoso, nonostante quella di Maroni fosse solo una direttiva. Il perché è semplice: "L’ articolo 7 della circolare è chiaro", spiega Monguidi: "La mancata adesione al programma tessera del tifoso è considerata come una carenza strutturale dello stadio. In altre parole, ci hanno detto o vi adeguate o al primo problema vi chiudiamo lo stadio".
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