22 Agosto 2002

Calcio, no allo stato di crisi. Trattativa di Urbani

Calcio, no allo stato di crisi. Trattativa di Urbani

Muro del governo alla richiesta di sgravi. Il ministro incontrerà il 30 agosto Galliani, che cerca anche Maroni

ROMA – Non ci sono margini per il riconoscimento dello stato di crisi ma il governo continua la trattativa con la Lega Calcio. Il ministro Giuliano Urbani sulla richiesta specifica di sgravi fiscali è categorico: «Con tutti i problemi del Paese non è tempo di soccorsi ai privilegiati del pallone». Una posizione che rispecchia quella di Rocco Buttiglione, responsabile delle Politiche Ue: «Gli italiani hanno o ritengono di avere diritto di vedere il calcio in tv ma senza i soldi dello Stato che ha altre priorità». Ma lo stop all?ipotesi dello stato di crisi – che si fa osservare non è contemplata per il calcio a livello procedurale – non ha fermato il ministro «azzurro» dei Beni culturali che si è ritagliato il difficile ruolo di mediatore tra Lega Calcio, Rai e pay tv ed è pronto a discutere possibili vie d?uscita. Urbani lo farà già il prossimo 30 agosto, quando avrà un faccia a faccia con il presidente della Lega Adriano Galliani. Ieri tra i due c?è stata una telefonata preparatoria all?incontro. Al centro la contesa dei diritti in chiaro delle partite di campionato di A e B (più la Coppa Italia che non interessa a nessuno) ma anche la richiesta di aiuto finanziario avanzata dalle società all?esecutivo. Galliani dagli altri 37 presidenti ha ricevuto un mandato preciso: «Noi vogliamo vendere alla Rai, ma non con lo sconto del 42 per cento. Chiuderemo soltanto alla stessa cifra dell?anno scorso o a una cifra molto vicina». Ovvero gli 88 milioni di euro che la Tv di Stato non intende affatto versare. Con Urbani si discuterà dell?ipotesi di accordo triennale Rai-Lega. La soluzione più probabile per la querelle del gol. La Rai è pronta ad offrire alle società di calcio un pacchetto di 165 milioni di euro per 3 anni: in tre rate da 52, 55 e 58 milioni. Ci si lavora. Quanto allo stato di crisi, così argomenta Galliani: «Non serve mica soltanto in caso di terremoti e alluvioni, va bene anche per le aziende come le nostre che hanno versato miliardi di tasse». E individua un altro ministro di riferimento: «Ne parlerei con Maroni, è al Lavoro che si va per queste cose». La posizione della Lega Nord sul tema è comunque intransigente. L?ha sintetizzata ieri il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli: «Il governo risponda picche alle richieste di aiuto economico dei club di calcio. Sarebbe come dare da bere a un alcolista».
Intermediari a parte, per i due contendenti diretti, Rai e Lega Calcio, ieri è stato un giorno di pausa riflessiva. Di messaggi «criptati». Non è stata ancora scelta una data per il summit tra Galliani e Paolo Francia, direttore di Raisport. «Sarà presto, certamente prima del 30 agosto, spero di chiudere entro i primi di settembre», dice Francia. Che precisa: «Ma se la Lega non cambierà la calendarizzazione, non c?è niente su cui trattare». Con i due anticipi al sabato e i due posticipi serali, per la domenica alle 15 (e dunque per l?esclusiva Rai) sono rimaste 4 partite di serie A su 8. «Devono tornare a sei, altrimenti non se ne fa niente». Su questo, forse, i due opposti si avvicinano. Promette Galliani: «Il calendario è stato frazionato così per tutelare le 8 società che ancora non hanno contratto con una pay-tv. Se quel problema si risolve, ci saranno soltanto un anticipo e un posticipo». Il Codacons (associazione di consumatori) si appresta a denunciare lui e i club per lo slittamento del campionato. L?accusa: frode in commercio. «Gli abbonati sono costretti a rinunciare a due partite allo stadio».
Lo ha proposto per primo, lo ha riproposto ieri: «Un patto triennale è la soluzione più giusta – ha ripetuto il ministro per le Comunicazioni, Maurizio Gasparri -. Ma non potrà essere la moltiplicazione per tre di quello dello scorso anno». Le parti, aggiunge, devono mettersi d?accordo da sole. «Ma io posso ben fornire orientamenti, visto che poi devo valutare se aumentare o diminuire il canone. Berlusconi non si sta occupando di questa vicenda. Urbani? Niente da dire».
Reazioni su reazioni. «Sono ottimista, una soluzione si troverà», dice Mario Pescante, sottosegretario ai Beni culturali. Pessimista è Franco Bassanini (Ds) che si interroga: «Come intende risolvere Berlusconi il suo conflitto di interessi sulle partite di calcio in tv essendo presidente onorario del Milan, presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset?». E quello della Salute, Girolamo Sirchia, osserva che «occorre proprio ridimensionare le spese del mondo del pallone considerando che tanti nostri vecchi non hanno i soldi per tirare avanti».

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