6 Agosto 2003

Calcio e fideiussioni: i documenti delle false garanzie

Calcio e fideiussioni: i documenti delle false garanzie


Firme contraffatte, intestazione sbagliata. Jommi della Sbc: «I club sapevano». Carraro incontra Letta




Adesso c?è un?inchiesta della Procura della repubblica. Adesso è più di un sospetto che i documenti con i quali la Roma si è garantita l?iscrizione al campionato di serie A siano falsi. Falsa è la firma di Cinthya Ruia, che ha avuto incarichi in seno alla Sbc fino al 18 aprile scorso. Falsa è la carta intestata della piccola società finanziaria che avrebbe emesso fideiussioni risultate fasulle. Il fascicolo è intestato «atti relativi a…» e, per ora, è privo di ipotesi di reato. Ma il sottotitolo di questa commedia all?italiana che sta scuotendo alle fondamenta la Federcalcio, già destabilizzata dal caso Catania, è intuibile: «L?ennesima brutta figura del pallone». A 25 giorni dall?inizio dei campionati (la serie B scatta il 30 agosto), ancora non sappiamo se Roma, Napoli e Spal saranno al via dei rispettivi tornei, se possiamo ancora fidarci della Covisoc, che avrebbe dovuto essere scrupolosa nei controlli e invece si è rivelata orba come una talpa, se la Figc ha avuto un ruolo nella beffa dell?estate, un «Totòtruffa» che non fa più ridere nessuno, nemmeno gli amanti del giallo che sbiadisce rapidamente in pastetta.
Dopo la terza convulsa giornata dalle rivelazioni del Corriere della Sera di domenica scorsa, che aveva smascherato le fideiussioni fantasma a cui certe società si erano aggrappate per ottenere l?iscrizione al campionato, ripartiamo da poche ma solide certezze. «I club sanno chi ha dato garanzie» dice Franco Jommi, amministratore delegato della Sbc, la società con sede a Civitanova Marche coinvolta nel caso: «Queste società conoscono i nomi delle persone che materialmente hanno consegnato loro le garanzie, ricevendo in cambio il pagamento del premio».
Mentre fioccavano le interpellanze parlamentari (l?ultima di An al ministro dei Beni culturali Urbani), mentre l?immancabile Codacons decideva di costituirsi parte civile insieme all?Associazione degli utenti sportivi («Gli azionisti delle società coinvolte potrebbero chiedere il risarcimento dei danni materiali e morali direttamente alla squadra di calcio»), Ettore Torri, reggente della Procura della repubblica di Roma e curiosamente membro della Caf (il tribunale d?appello del calcio), apriva un?inchiesta per vederci chiaro. Il problema della competenza territoriale tra Roma e Macerata è stato risolto al telefono dai due pm: a indagare sarà la Procura di Roma perché il reato si considera perfezionato quando le carte sono state depositate alla Federcalcio. Gli investigatori si sono già mossi per acquisire documenti in Figc e alla Covisoc. Una delle prime domande a cui dare risposta è: perché la Commissione per la vigilanza e il controllo delle società professionistiche ha dato l?assenso a un?operazione tanto sospetta? Carraro, che ieri ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per un colloquio esplorativo, ancora una volta si chiama fuori: «Non mi dimetto. Io sono di coccio». Ma all?orizzonte c?è un?altra nube: Capitalia, società di cui Carraro è consigliere, ha garantito una fideiussione a favore della Roma a fine luglio per un importo di 30 milioni di euro, condizionata all?iscrizione al campionato.

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