27 Ottobre 2020

Calano positivi (17.000) e tamponi Ci sono 141 vittime, il virus muta?

studio: 5 milioni di italiani entrati in contatto col covid. esposto sulle terapie intensive
Scendono a 17.012 i nuovi casi di coronavirus in Italia. Lo rende noto il bollettino del ministero della Salute, specificando che nelle ultime 24 ore si registrano 141 vittime. In calo anche il numero di tamponi: 124.686, circa 40 mila in meno rispetto a ieri, quando erano stati 161.880. La percentuale dei positivi sui tamponi effettuati si aggira intorno al 13,6%. Il rapporto «ha toccato il valore massimo di questa seconda ondata, e per ritrovarne uno simile dobbiamo tornare a marzo-aprile», ha osservato il fisico Giorgio Sestili, fondatore e fra i curatori della pagina Facebook Coronavirus-Dati e analisi scientifiche. Secondo l’ esperto, la riduzione casi registrata ieri «non è una buona notizia, perché i casi rallentano meno dei tamponi, tanto che il rapporto è aumentato».Uno studio del Codacons e redatto dal matematico Davide Manca del Dipartimento Cmic del Politecnico di Milano, basato su calcoli previsionali, prevede invece che la soglia critica (2.538) di posti letto in terapia intensiva sarà raggiunta in Italia il prossimo 4 novembre, col risultato che dal 5 novembre non sarà più possibile accettare ricoveri nelle terapie intensive del paese. Una situazione gravissima che porta l’ associazione a presentare un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia contro Stato e Regioni, tra cui le Procure lombarde. «Quanto sta avvenendo in questi giorni è assurdo e inaccettabile e dimostra la totale impreparazione dello Stato e delle Regioni nell’ affrontare l’ emergenza coronavirus», spiega il Codacons. «Molti reparti di terapia intensiva stanno andando verso la saturazione dei posti letto e i pronto soccorso sono al collasso. Una situazione di caos generale ancor più grave se si considera che il virus circola in Italia già da febbraio, e sono state stanziate nei mesi scorsi ingenti risorse in favore degli ospedali». Intanto, sarebbero cinque le varianti del nuovo coronavirus identificate in Italia. Per definirle mutazioni vere e proprie servono più dati statistici, ma al momento si può dire che non solo il virus non è meno aggressivo di quanto lo fosse all’ inizio dell’ anno, ma che grazie alle nuove varianti riesce a replicarsi in modo più efficace. È quanto emerge dai dati finora a disposizione della Task force coronavirus attiva presso il centro di biotecnologie avanzate Ceinge di Napoli. «Dai dati finora a nostra disposizione, basati su 246 genomi sequenziati da pazienti con Covid-19 emerge che esistono cinque varianti di virus», ha detto il responsabile scientifico della task force, il genetista Massimo Zollo, docente dell’ Università Federico II di Napoli. Oltre 5 milioni di italiani (ovvero quasi il 10% della popolazione) potrebbe però aver già avuto il Sars-CoV-2, molti di più, quindi, rispetto alle stime ufficiali. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment e condotto da Giuseppe Arbia del dipartimento di scienze statistiche della Facoltà di Economia, dell’ Università Cattolica di Roma, in collaborazione con Francesca Bassi dell’ Università di Padova e di Piero Demetrio Falorsi dell’ Istat. In base a questa stima, la letalità del virus potrebbe essere di molto inferiore a quella stimata ufficialmente. Secondo i dati della protezione civile, infatti, la letalità sarebbe del 9,5%, secondo l’ indagine sierologica dell’ Istat del 2,4% e «secondo le nostre stime si abbasserebbe addirittura allo 0,6% ovvero 6 persone su mille», rileva Arbia. Sulla base di questo modello, risultano 5.263.000 le persone entrate in contatto col virus, molte di più di quelle stimate con i dati ufficiali della Protezione civile (381.602), e del 1.482.000 stimati dall’ indagine sierologica condotta dall’ Istat.

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