Calabria in piena emergenza “Pronti a utilizzare l’esercito”
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fonte:
- La Stampa
I medici militari con il camice bianco fanno la spola tra le tende con i pazienti e il container laboratorio, mentre i soldati in mimetica presidiano l’area Due mesi fa l’ospedale da campo di Cosenza, ridosso della stazione ferroviaria, era ancora un cantiere a cielo aperto. Ora è operativo, dotato di 40 posti letto, di cui ne sono occupati al momento solo 9. È stata allestita anche la terapia subintensiva, ma la vera novità è che presto potrà diventare un centro per le vaccinazioni. La campagna del vaccino anti Covid è infatti l’ultima piaga della già sconquassata sanità calabrese in un clima ulteriormente arroventato per la campagna elettorale delle regionali fissate per l’ aprile. Con il 50,1 per cento di persone vaccinate, la Calabria, zona arancione, è infatti il fanalino di coda del nostro Paese. «Per accelerare il piano vaccinazioni potremo ricorrere anche all’uso dell’ospedale da campo di Cosenza gestito dall’Esercito conferma Fortunato Varone, responsabile regionale della Protezione civile. Se lo augura Francesco Di Lieto, vice presidente nazionale Codacons: «Speriamo che la situazione si sblocchi per davvero, perché dopo l’eccessivo uso delle strutture private a scapito di quelle pubbliche, ritardi nella realizzazione dei Covid hotel ora ci mancava anche la vaccinazione lumaca. Il commissario alla Sanità Guido Longo ha da poco approvato il piano vaccinazioni. Per carità meglio tardi che mai, forse occorreva muoversi prima. Il problema è che un uomo solo non basta a risolvere i tanti problemi, che in Calabria sono spesso sinonimo di ammanchi e abusi finanziari. Il governo dovrebbe mandare uno squadrone, dovrebbe inviare qui la Guardia di finanza. Solo così vedremmo un po’ di luce». Il diretto interessato, l’ex prefetto Guido Longo, dopo la gaffe a Radio Capital, in cui aveva criticato la scarsa adesione dei medici per i ritardi della vaccinazione, preferisce rimanere defilato. Cinque presidenti provinciali dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri hanno reagito in maniera decisa con una lettera in cui hanno bollato la sua accusa come «assolutamente infondata e offensiva per una categoria che fin dall’inizio della pandemia è stata ed è in prima fila nella lotta al virus». Longo ora si limita a dichiarare che «la sanità calabrese è davvero una problematica complessa perché c’è una ca- di strutture e anche di personale, cercheremo ora con piani di assunzioni quantomeno di alleviare questo problema». In sua difesa si schiera il presidente della Regione facente funzioni Nino Spirlì, che si è insediato dopo l’improvvisa scomparsa della governatrice Jole Santelli. «Con Longo c’è un’ottima intesa. Purtroppo i ritardi nella campagna vaccinale sono in parte da addebitare alla sostituzione dei commissari, scaduti, delle aziende ospedaliere e delle aziende sanitarie provinciali. La prova è l’ospedale metropolitano di Reggio Calabria che, non avendo cambiato il commissario, ha proceduto spedito: 1.700 operatori sanitari sono stati tutti vaccinati». Domenico Minniti presidente del sindacato dei medici anestesisti Aaroi insiste: «L’organizzazione è fondamentale, in Calabria siamo in una fase di guerra. Solo che il comandante, il commissario Longo, è un assessore non eletto. Siamo al fronte senza armi, senza soldati e pure senza generale. Per fortuna ora tengono bene le terapie intensive, il problema potrebbe sorgere tra una decina di giorni quando vedremo gli effetti delle follie ai cenoni durante le feste natalizie. Senza contare poi il problema dei Covid hotel non adeguatamente decollati». Dei 600 posti previsti due mesi fa, ne sono, infatti, stati realizzati per ora solo meno di 200. Luigi Mollica, responsabile dell’unità di crisi Covid della protezione civile precisa: «Purtroppo abbiamo registrato una forte opposizione da parte di alcuni sindaci che si sono appellati al rischio di danneggiare l’immagine turistica delle loro città. Ma stanno progressivamente aumentando le disponibilità».
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