«Calabresi associati alla ‘ndrangheta» Timperi nella bufera
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Giuseppe Lo ReReggio Calabria «E va bene, lo aiutiamo… lo aiutiamo… Altrimenti poi andremo a fare i piloni della Salerno Reggio-Calabria». Non solo la frase, ma anche le braccia lungo i fianchi a mimare un pilastro per rafforzare il concetto: Tiberio Timperi, alle 8 di una mattina come tante, finisce così nell’ occhio del ciclone. Il conduttore televisivo, affiancato da Monica Setta, è in diretta telefonica con un concorrente crotonese a “Uno mattina in famiglia”. Dalla cornetta arriva una prima richiesta di aiuto, ma nonostante il diniego («Non è previsto», dice categoricamente la Setta) il concorrente dà la risposta esatta. Quindi una seconda domanda e un’ altra richiesta di aiuto. Timperi dice anch’ egli di no, poi cede e si lancia nell’ azzardata battuta che alludeva sinistramente alle vittime della “lupara bianca” ed è stata letta immediatamente in chiave anticalabrese. A dare fuoco alle polveri è il consigliere comunale di San Luca e noto massmediologo Klaus Davi, che ha presentato un esposto contro la Rai presso la Procura di Roma definendo «increscioso e non degno del servizio pubblico» quanto accaduto ieri mattina. Davi ritiene che sia stato commesso «l’ ennesimo danno di immagine verso la Calabria e tutti i calabresi» e per questo ha presentato querela. «Non è la prima volta – aggiunge – che il servizio pubblico incorre in queste imperdonabili ambiguità». Anche Giancarlo Magalli «si era abbandonato a considerazioni razziste e ciononostante – incalza il massmediologo – continua ad essere lautamente pagato dal servizio pubblico per le sue mediocri prestazioni. Per non parlare poi di una produttrice della Rai che si è inventata delle minacce della ‘ndrangheta per motivare il trasferimento del set di una fiction dalla Calabria alla Puglia. Stimo Monica Setta e Tiberio Timperi, che conosco da anni. Ma proprio perché conducono un programma di grande successo con tantissimi ascolti ritengo, in quanto amministratore di un importante comune calabrese, che la terra che rappresento sia risarcita e che ci sia un maggior controllo dei vertici sui contenuti dei programmi». Dura reazione anche dal Codacons: « In questo modo – si legge in una nota – vengono attribuiti a tutti i calabresi, indistintamente, comportamenti mafiosi». Anche l’ associazione dei consumatori rende noto di aver presentato una denuncia in Procura contro l’ azienda e contro il conduttore. «Si tratta di una frase di chiaro stampo razzista e che umilia un’ intera regione. Tanto non è degno di un servizio pubblico, profumatamente pagato – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – da tutti i cittadini. A nessuno può essere consentito di diffamare impunemente un’ intera regione, per strappare qualche risatina». E dalla Calabria si fa sentire il senatore Marco Siclari (Forza Italia), che annuncia un approfondimento del caso in commissione vigilanza Rai: «Non è questo il modo per promuovere la Calabria. Basta con il questo sinonimo indegno “Calabria uguale ‘ndrangheta”. Basta con questo giudizi che colpiscono le persone, i calabresi per bene che sono la stragrande maggioranza». Piovono gli espostiSiclari (FI): il caso finirà in vigilanza Rai.
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