Cala il petrolio, sale la benzina Così Letta incassa 75 milioni
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fonte:
- Libero
Gli analisti due anni fa stimavano che in caso di guerra che coinvolgesse Siria e Iran la benzina avrebbe raggiunto i 2,4 euro e il gas i 50 centesimi al metro cubo (pari a un altro aumento del 20% delle bollette). Drammatico. Ma la realtà potrebbe essere peggio se si considera che non è nemmeno servito il lancio del primo Patriot in direzione di Damasco per far schizzare il prezzo del carburante a 2 euro. Dimostrando la teoria che basta l’ annuncio di guerra, tanto più in prossimità di un controesodo, a infiammare le stazioni di servizio. Infatti, nonostante il calo dei prezzi sui mercati internazionali \u2013 in quanto l’ intervento militare degli Stati Uniti contro la Siria sembrerebbe essere meno imminente del previsto – la verde èarrivata a superare gli 1,88 euro al litro e il diesel gli 1,77 euro nei distributori Eni (+0,8 centesimi il rincaro nel weekend), con aumenti anche per Ip, Q8 (con il picco di 1,776 sul diesel) e TotalErg. Nel mese di agosto e da quando si è cominciato a discutere attorno alla posizione interventistica degli Usa il petrolio è arrivato a 112,2 dollari al barile per poi scendere abbastanza rapidamente fino agli attuali 104. Nonostante ciò, in Italia il prezzo alla pompa è salito mediamente di 5 centesimi di euro. Tenuto presente che le stime di consumi del mese di agosto viaggiano sui 2,5 miliardi di litri (benzina+diesel) fa un aggravio per il portafoglio degli automobilisti di circa 125 milioni di euro. Di cui ben 75 vanno diritti nelle tasche dello Stato, grazie ad accise e Iva. Federconsumatori ha calcolato che se i prezzi restassero invariati rispetto ai valori attuali solo sulla benzina ci sarebbe un aggravio di costi superiore agli 800 milioni di euro annui. Senza contare che su questi prezzi elevati rischia di gravare anche il punto aggiuntivo di Iva. Con il passaggio al 22% di imposta il peso sui carburanti diventerebbe più ingombrante di altri 2 centesimi. E a ridere per l’ ennesima volta sarebbero solo le casse dell’ Erario che finisce col guadagnare su tutti i fronti. Anche dalle voci di attacco militare al regime di Assad. I primi a puntare il dito sulla voracità dello Stato sono i rappresentanti dell’ associazione dei petrolieri cheper smarcarsi dagli ultimi rincari ha tenuto a precisare di aver suggerito un atteggiamento «cauto e responsabile» e consigliato ai gestori prezzi ben al di sotto. Il Codacons dal canto suo invece afferma di aver ricevuto centinaia di proteste da parte degli automobilisti torna ad attaccare: «Puntualmente, in occasione del controesodo estivo, i prezzi dei carburanti schizzano al rialzo». E il presidente Carlo Rienzi spiega che «ormai la verde sfiora quota due euro al litro lungo le autostrade in molti distributori il prezzo alla pompa supera quota 1,960 euro al litro. Il fenomeno dei rincari in occasione delle partenze degli italiani è cosa nota, al punto che la magistratura su esposto Codacons sta indagando sulle speculazioni». Anche negli Stati Uniti nelle ultime due settimane c’ è stato un aumento del prezzo retail di circa 5 centesimi al gallone portando la media nazionale a 3,85 dollari, ma i valori restano 24 centesimi sotto i picchi di fine agosto 2012. In Italia rispetto allo stesso periodo il prezzo della benzina è più alto invece di circa 5 centesimi. Segno che le tendenze internazionali da noi vengono lette in modo anomalo. Senza contare l’ enorme peso del Fisco che non scende mai. L’ ex ministro Corrado Passera a maggio 2012 chiese ai petrolieri di tagliare i margini per almeno 4 centesimi. Sapendo comunque che su due euro di benzina ben 112 centesimi vanno allo Stato, oltre 60 centesimi è il costo e solo il rimanente è margine e utili dei distributori. «Stiamo ragionando – spiegava a giugno del 2012 Claudio De Vincenti allora sottosegretario allo sviluppo economico\u2013 sull’ applicazione del decreto del 2008 che ci consente di compensare l’ aumento dell’ Iva con la riduzione delle accise in modo da sterilizzare l’ imposta rispetto all’ aumento. Stiamo valutando se ci sono queste condizioni». A settembre 2012 si sarebbe dovuto aggiornare il fascicolo. E invece siamo ancora qui a calcolare a ogni aumento quanti soldi restano ai petrolieri e quanti (la maggior parte) vanno al governo. A ottobre quasi sicuramente dovremo aggiornare i conti inserendo sotto la voce Iva il nuovo valore del 22%.
claudio antonelli
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