15 Marzo 2017

Caffè, rincari in vista I baristi: «Troppe spese aumentiamo il prezzo» `

Caffè, rincari in vista I baristi: «Troppe spese aumentiamo il prezzo» `

 

IL CASO Caffè più salati per elevare la qualità dei servizi offerti dai bar. Questa la proposta dell’ Associazione Esercenti Pubblici Esercizi di Roma, presieduta da Claudio Pica che, ieri, ha invitato bar e torrefazioni di Capitale e provincia ad aumentare il prezzo del caffè al bar «tra i 10 e i 20 centesimi» e destinare i maggiori introiti «per formazione del personale, accoglienza, investimenti e ristrutturazioni locali, più legalità e maggiore qualità del prodotto». Insomma, a far salire gli importi in Carta per migliorare l’ offerta. Ma non solo. Anche per ripagare, almeno parzialmente, gli esercenti per le tante spese aumentate negli ultimi anni – «l’ acqua del 150%, l’ energia del 170%, le occupazioni del suolo pubblico del 200%», ricorda Aeper – e per avvicinare la spesa a quelle delle altre città. Perché, sostiene Pica, «Il prezzo medio della tazzina di caffè a Roma è fra i più bassi in Europa». I rincari dovrebbero essere introdotti entro fine estate. LE POLEMICHE Inevitabili le polemiche. Infuriato Carlo Rienzi, presidente Codacons: «Presenteremo oggi stesso un esposto all’ Antitrust e alla Procura di Roma per il reato di aggiotaggio. E chiederemo le dimissioni del presidente Pica. Si tratta di un gesto di estrema gravità. La legge vieta di fare accordi per aumentare i prezzi, tutti insieme, in egual misura e per giunta senza motivi giustificabili come potrebbero essere finalità benefiche. Inoltre, controlleremo i bar, pronti a denunciare chiunque alzi il costo del caffè». Il dibattito è vivace anche tra gli esercenti. «Il caffè a Roma costa meno che in qualsiasi altra città, perfino nella regione – dice Raimondo Ricci, vicepresidente Assobar e titolare del Caffè Sant’ Eustachio, in piazza Sant’ Eustachio – Una volta, il successo di un bar si valutava sul numero dei caffè venduti, ormai è irrilevante. Aumentare il prezzo permetterebbe a tanti di migliorare le miscele, in molti casi decisamente peggiorate». Giudizio positivo pure da Mauro Pizzuti, titolare Tre Scalini, in piazza Navona: «Sono favorevole perché a Roma il costo del caffè è fermo da anni. La Capitale ha la nomea di essere cara ma in realtà siamo la città meno costosa d’ Italia. Sì dunque all’ aumento, ma senza obblighi di effettuare migliorie perché quelle devono essere fatte a prescindere». QUESTIONE DI MANCIA Contrari, invece, alla Casa del Caffè Tazza d’ Oro, in via degli Orfani: «Abbiamo prezzi più bassi della media perché siamo una torrefazione e c’ è un passaggio in meno. Il caffè qui costa 90 centesimi, anche per invitare i clienti a lasciare la mancia ai dipendenti. La formazione si fa regolarmente. Non servono aumenti». No ai rincari pure per Roberto Castroni, proprietario di Castroni. «Non applicheremo nessun rialzo – afferma, dal locale in via Cola di Rienzo – non ci pare una mossa politica visto il momento in cui siamo, né una scelta strategica. Un’ operazione del genere andrebbe solo a vantaggio delle aziende che non hanno mai investito su formazione e qualità, temi che dovrebbero toccare ogni imprenditore. E poi, visto il rumore intorno a Starbucks, vogliamo mantenerci super-competitivi». Valeria Arnaldi © RIPRODUZIONE RISERVATA.
valeria arnaldi

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