8 Gennaio 2002

Caffè e sigarette: rincari con l?alibi dell?euro

Com?è difficile vendere e comprare in euro quando l?euro non si trova e quando, arrotondando arrotondando, alla fine non c?è via d?uscita: o ci perde il cliente o ci perde il commerciante. E quello che, a prima vista, può sembrare una truffa è solo l?effetto di un meccanismo di cambio ?pilotabile? in un senso o nell?altro in base alla buona fede o alla buona volontà. Al Codacons stanno arrivando decine di denunce da parte di napoletani che, quando vanno a comprare un pacchetto di sigarette, si sentono chiedere 50 lire in più. Come è possibile, visto che i Monopoli non hanno annunciato aumenti dei prezzi? Il fatto sta in questi termini. Il pacchetto di sigarette marca x, che prima costava 4200 lire, con il cambio nella nuova moneta costa 4221 lire. Ma se io devo pagare in lire dove le trovo le 21 lire? Non le trovo da nessuna parte. E allora? Allora il tabaccaio può rinunciare a parte del guadagno tornando alle 4200 lire, oppure guadagnare qualcosa in più salendo a quota 4250. Poi c?è la storia del caffè: costo blindato a 1200-1300 lire se si espongono ancora i prezzi in lire, vicino alle 1500 se il titolare del bar si è ?convertito?. Occhi aperti nelle rivendite che non hanno tariffe imposte e parametri certi di riferimento: dal fioraio, tanto per fare un esempio, un mazzo di rose è diventato qualcosa in più di un semplice pensiero. Avete voglia di mettere alla prova le vostre capacità investigative? L?Acusp (Associazione contribuenti utenti servizi pubblici) vi invita a risolvere il mistero dell?Aspirina 03. Come nel gioco delle tre carte il farmaco esibisce ben tre prezzi, 6700 lire sulla scatola, 6900 lire sul tagliandino adesivo che dal primo gennaio viene applicato sulla confezione, 3,56 euro (pari a 6893 lire) sullo scontrino. Tutto regolare, è il carosello dei cambi, però alla fine si resta disorientati: quando diavolo costa un?aspirina? «E il peggio è che diventiamo sempre più sospettosi – spiega Alfredo Capasso, presidente Acusp – anche se, in qualche caso, vale la pena di controllare bene i conti. Una signora ha chiamato i carabinieri perché, dopo aver fatto la spesa in una salumeria di Fuorigrotta, si è accorta che le avevano calcolato il pane a circa 4mila lire al chilo».

Morale della favola: l?aumento si vede ma non c?è. E, pur non essendoci, pesa nelle nostre tasche. Ieri mattina le associazioni di consumatori hanno illustrato tutte le voci dell?eurostangata a livello nazionale. Forse non siamo sfortunati come i milanesi, che per prendere l?autobus o mangiare una brioche sono costretti a usare la carta di credito, ma pure abbiamo i nostri bei problemi. Che dipendono, in massima parte, dalla ridotta circolazione della nuova valuta sulla piazza napoletana: non oltre il 30 per cento, secondo i calcoli dell?Acu (Associazione consumatori utenti), a fronte del 50 per cento medio registrato nel resto del Paese. E che fine hanno fatto le banconote di piccolo taglio, in particolare quelle da 5 euro, largamente distribuite tra capoluogo e provincia? Se ne è parlato ieri pomeriggio durante il vertice degli istituti di credito campani: «Probabilmente qualcuno ha pensato di farne incetta – spiega Luigi Gargiulo, direttore di Bankitalia Napoli – non sappiamo chi e per qualche motivo». Altro argomento sul tappeto, il rischio riciclaggio di denaro sporco: «Banche e uffici postali – continua Gargiulo – dovranno attenersi a una serie di indicazioni. Soprattutto bisognerà verificare la coerenza tra entità del versamento in contanti e situazione economica di chi versa».
Ma se l?euro non gira è davvero soltanto colpa di chi, anziché spenderlo, lo infila nel materasso? Secondo le associazioni dei consumatori, il nostro sistema bancario non ha retto l?assalto della divisa europea e non è riuscito a rifornire adeguatamente i commercianti. «In realtà non è andata così male – spiega Marco Cantarella, responsabile Sportello Europa Ascom – nei giorni scorsi alcuni istituti di credito erano totalmente sprovvisti di banconote, tra questi la filiale di una banca a Santa Lucia e uno sportello che si trova all?interno dell?ospedale Cardarelli. Per risolvere la situazione abbiamo chiesto aiuto all?unità di crisi della Confesercenti che, a sua volta, si è rivolta all?Abi. E il rifornimento è arrivato nel giro di poche ore». Peccato che non sia possibile seguire lo stesso iter per rifocillare i Bancomat, anche ieri a digiuno di contanti.
A proposito, ieri c?è stato anche lo sciopero delle banche. E le code agli sportelli degli uffici postali erano molto più lunghe di quelle che abbiamo visto nei giorni scorsi. Una mattinata difficile soprattutto per gli anziani. Tanto che una signora, quando finalmente ha raggiunto la mèta, ha dichiarato: «Sono due ore che aspetto, in piedi, morta di freddo. Questi maledetti euro potete anche tenerveli. Voglio la pensione in lire». In teoria non si potrebbe. Ma sembra che l?impiegato, sorridendo, l?abbia accontentata…

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