18 Aprile 2002

Caffè e abbigliamento, impennata «europea»

Sono arrivate segnalazioni e proteste al Codacons anche da parecchi monfalconesi: la nuova moneta ha fatto lievitare i prezzi

Caffè e abbigliamento, impennata «europea»

Ma l?Ascom minimizza: «Soltanto casi singoli. Non ci sono stati aumenti generalizzati»




Quanto costa un maglione in città? Più o meno 80 euro. E una camicia? Anche 60. Un paio di scarpe? Sui 100 euro. Sembrano cifre abbordabili. Attenzione però: tradotti in lire, diventano ben più imponenti, rispettivamente 154.901, 116.176 e 193.627 lire. Insomma, delle belle cifre: cosa che ha fatto giungere molti compratori alla conclusione che con l?arrivo dell?euro i prezzi in città sono cresciuti. A Monfalcone la situazione era già evidente nei bar, dove oltre a un aumento dei costi si è ormai in una vera selva dei prezzi. Emblematico il caso del caffè servito al banco, che varia da 0,77 a quasi un euro. «Una situazione normale, però ? spiega Marino Furlan, capogruppo di categoria dei bar ? perché i nostri listini sono solo indicativi. Dopodiché il resto lo fa il libero mercato». Non si tratta però ormai solo di alimenti. A essere cresciuti sono tutti i generi di consumo.

«Abbiamo ricevuto lamentele», affermano al Codacons regionale. La crescita è dovuta a due cause. La prima è l?uniformarsi ai prezzi in vigore negli altri Stati europei, ed è evidente specie nelle zone di confine. Qui ci si uniforma ai prezzi austriaci, senza considerare la differenza tra i guadagni medi di italiani ed europei: fuori dell?Italia si spende di più, ma si guadagna anche di più. La crescita si è però fatta sentire anche a Gorizia e Monfalcone, due città in cui i contatti più frequenti avvengono con gli Stati dell?Est Europa, un mercato ben più calmierato. «In questi casi ? spiega il Codacons ? l?aumento del costo della vita è da attribuire agli arrotondamenti. Un capo che nel 2001 costava 150 mila lire, cioè circa 77 euro, in molti casi ora costa 80 euro, cioè quasi 5 mila lire in più».
L?impennata viene però negata dall?Ascom. «Di aumenti generalizzati dopo l?introduzione dell?euro non ce ne sono stati, a parte qualche caso singolo ? afferma il direttore Piero Mucelli ?. Questo perché i prezzi erano già cresciuti in vista dell?arrivo della moneta unica». Secondo l?Ascom, tra i commercianti c?era l?accordo di trasferire senza aumenti il prezzo da lire a euro, decimali compresi. «Per ora l?unico intervento fatto sui costi ? continua Mucelli ? è l?eliminazione degli spiccioli, mantenendo come base minima i 5 centesimi». Anche questo intervento, però, dovrebbe essere fatto tenendo conto dei diritti del consumatore: cioè, se ci sarà qualche aumento dovrà essere compensato dal calo di qualche altro prodotto.

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