Cade l’ omicidio volontario: «È una vergogna»
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fonte:
- Il Mattino
Pasquale Sorrentino Sassano. Cade l’ accusa di omicidio volontario, Gianni Paciello resta in arresto ma per omicidio colposo plurimo aggravato. È la decisione del gip Lucia Iodice dopo l’ udienza di ieri sulla convalida dell’ arresto per il 22enne conducente dell’ auto che ha travolto e ucciso quattro ragazzi a Sassano. Tra questi anche il fratello Luigi. L’ udienza si è tenuta in una stanza organizzata ad hoc nell’ ospedale di Salerno alla presenza di uno staff sanitario pronto a intervenire in caso di necessità e, naturalmente, dell’ avvocato di fiducia del giovane sassanese. La decisione del gip scatena indignazione a Sassano e non solo. Le bocche restano cucite, ma su Facebook il coro delle proteste si alza immediatamente. Sul caso interviene anche Mara Carfagna, deputata di Forza Italia. «La drammatica verità attacca – è che la derubricazione da parte del Gip, da omicidio volontario ad omicidio colposo plurimo aggravato, è frutto di un sistema penale che il Parlamento ha il dovere di cambiare. È necessario ribaltare una logica innocentista che vede nella guida sotto l’ effetto di alcol e droghe un’ attenuante prima che un’ aggravante. Bisogna ribaltare la logica per cui chi uccide in tali condizioni possa finire, quando i processi finiscono nel dimenticatoio mediatico, a patteggiare pene ridicole per la gravità di un reato come l’ omicidio. Al premier Renzi che la scorsa estate aveva più volte garantito che si sarebbe intervenuti sul tema dell’ omicidio stradale – conclude la coordinatrice provinciale di Forza Italia a Salerno – chiedo di onorare il suo impegno. Da parte nostra la disponibilità a collaborare in maniera costruttiva e rapida sarà massima». Il padre di Mara Carfagna, Salvatore, martedì ha partecipato ai funerali dei quattro ragazzi. La decisione del gip arriva dopo l’ interrogatorio durante il quale Paciello ha risposto alle domande per circa mezz’ ora. Secondo quanto trapelato, il 22enne ha detto di non ricordare cosa è accaduto alle 16.38 di domenica pomeriggio alla rotonda della Silla di Sassano. Gianni non ricorda, quindi, la corsa folle, l’ auto lanciata a 137 chilometri orari (come le indagini dei carabinieri hanno rilevato), la vettura che perde aderenza con l’ asfalto, che tocca la rotonda e schizza verso il muro. E soprattutto non ricorda l’ impatto tragico contro il New Club 2000. Il bar dinanzi al quale ha travolto e ucciso quattro persone, quattro ragazzi che in quel momento, a pochi minuti dalla fine delle partite, erano davanti al locale: Nicola e Giovanni Femminella, figli del proprietario del bar, Daniele Paciello e Luigi Paciello, suo fratello. Il giudice, dopo averlo ascoltato, decide per la convalida dell’ arresto ma derubricando il capo di accusa. Non più omicidio volontario come avanzato al momento dell’ arresto ma omicidio colposo plurimo con l’ aggravante della guida in stato di ebbrezza (il tasso alcolemico è risultato quasi tre volte superiore ai limiti imposti dalla legge) e della colpa cosciente. Il gip inoltre dispone per Paciello la misura cautelare degli arresti domiciliari da scontare nel reparto detenuti dell’ ospedale di Salerno e riservandosi ulteriori decisioni da prendere al momento delle dimissioni dal nosocomio del 22enne sassanese. Su Facebook in molti commentano negativamente la decisione del giudice. «È una vergogna», scrivono alcuni ragazzi. «Se ammazzate pure qualcuno, volontariamente, dando piena espressione di voi stessi, cercate di essere nei limiti nazionali italiani, avete la garanzia che al massimo vi danno i domiciliari», scrivono ancora. E poi «Per aver ucciso 4 persone si farà 2 o 3 anni. Che schifo la giustizia italiana». L’ omicidio volontario contestato inizialmente a Paciello, si ricorderà, era il secondo caso in Italia di una tale accusa nei confronti di un pirata della strada. Sulla strage di Sassano interviene anche il Codacons locale, che punta il dito contro la mancata prevenzione e sul fatto che i corpi dei ragazzi sono rimasti secondo l’ associazione dei consumatori troppo a terra prima dell’ autorizzazione al trasporto nella camera mortuaria dell’ ospedale di Polla. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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