20 Aprile 2005

Cacciari III, un Doge pericoloso per l?Unione

Cacciari III, un Doge pericoloso per l?Unione

Venéxia – I veneziani hanno dunque eletto il loro Doge, Massimo Cacciari III, terzo come il suo mandato, visto che il filosofo è stato già numero uno di Ca? Farsetti dal 1993 al 2000, quando lasciò l?incarico per tentare la scalata, poi infrantasi contro Giancarlo Galan, alla presidenza della Regione Veneto. Certo che per uno che considerava ?una seccatura? fare il sindaco di Venezia (ma i giudecchini hanno tutti ?sto caratere un po? ?strambo?), ritornare sul trono più altro della Laguna deve rappresentare il colmo del proprio (vanitoso) autocompiacimento. Di acqua, comunque, ne è passata sotto i ponti di Venezia, da quel giorno di poche settimane fa in cui Cacciari sorprese tutti, amici e nemici, ?scendendo in campo? contro Felice Casson, una candidatura da lui definita ?impresentabile?. Di acqua ne è passata molta perchè quello del filosofo era unanimemente considerato (da amici e nemici) un tentativo velleitario, l?ultimo colpo di scena di una vecchia diva sul viale del tramonto, un capriccio autolesionista di un enfant terrible incapace di accettare la legge del tempo che passa. Impressioni che sembravano diventate certezze il 4 aprile scorso, quando le urne si erano rivelate impietose nei confronti del professore giudecchino, fermatosi al 23,2 per cento dei consensi (37.492 voti), contro lo straripante ?pieno? di Felice Casson, piazzatosi in testa con il 37,7 per cento (60.841 voti). Per giunta l?ex sindaco Paolo Costa, che proprio Cacciari aveva designato proprio erede cinque anni fa, gli si era rivoltato contro, accusandolo di essere un incapace dal punto di vista amministrativo. La débacle, insomma, era già all?orizzonte. Invece in due settimane il filosofo ha ribaltato il risultato, andando a pescare nel bacino del centrodestra la bellezza di altri 27.000 voti e diventando sindaco con il 50,5 per cento del consenso elettorale. Ora, dunque, Venezia viene osservata con molta attenzione dai notisti politici della Penisola, poichè dalla Laguna arrivano sinistri scricchiolii per l?Unione. Cacciari, infatti, pur essendo stato parlamentare nelle fila del Pci dal 1976 al 1983, ha sempre dichiarato non solo di non essersi mai sentito comunista, ma è stato uno dei più focosi oppositori dello spostamento a sinistra della coalizione guidata da Romano Prodi (che non a caso gli ha riservato una lunga telefonata subito dopo il verdetto elettorale). È stato proprio quello il motivo (stando almeno alle dichiarazioni molto spesso sopra le righe dello stesso Cacciari), che ha spinto il filosofo giudecchino a sfidare Felice Casson in singolar tenzone (anche se per la verità i candidati sindaci erano undici), vale a dire la preoccupazione che Venezia (insieme alla Puglia di Nichi Vendola) sbilanciasse l?Unione verso sinistra, precludendole in questo modo gli ampi pascoli elettorali del centro. Qualcuno, a dire il vero, la mette giù in maniera molto più prosaica, in quanto sarebbero state altre le motivazioni che hanno spinto il professore ad abbandonare il suo amato buen retiro nell?Università San Raffaele di Milano. «Evidentemente non ha digerito ? spiega Enrico Cavaliere (che ai tempi della prima giunta Cacciari fu l?unico presidente di commissione proveniente dalle opposizioni) ? la mancata osservanza dei patti da parte delle sinistre veneziane: dopo aver mandato un uomo dei Ds alla presidenza della Provincia (Davide Zoggia, ndr), il ticket prevedeva che a Ca? Farsetti ci andasse un uomo della Margherita, ovvero Michele Vianello ?protetto? appunto da Cacciari. Invece hanno cercato di imporgli Casson, uno sgarbo troppo smaccato per poter essere digerito. Dal nostro punto di vista il lato positivo, oltre a quello di aver visto sconfitta la sinistra no-global, è quello di vedere un centrosinistra che inizia a sfilacciarsi ancor prima che inizi la partita». Da aggiungere che la sconfitta di un fresco ex magistrato come Casson, aggiunta alla tempesta di preferenze (28mila, un record) ottenute da Flavio Tosi ?perseguitato? a Verona da Guido Papalia, sembrerebbe testimoniare che per le toghe politicizzate, almeno in Veneto, i tempi gloriosi di ?Mani Pulite? sono bel che tramontati. Gli sconfitti, nel frattempo, non l?hanno presa troppo bene: Elio Merlo, segretario dei Ds a Marghera, è scoppiato in lacrime, Casson ha rilasciato dichiarazioni che gettano un?ombra inquietante sul suo precedente operato nella magistratura («Questo voto dimostra che sono la bestia della destra, ebbene sono felice di essere la bestia della destra»), mentre Delia Murer, segretaria veneziana diessina, ha pronosticato l?ingovernabilità. «Sono momenti di rabbia, gli passerà presto ? se la ride l?avvocato Franco Conte, presidente di Codacons Veneto e consigliere comunale per la Margherita (ma soprattutto assessore ?in pectore? nella prossima giunta Cacciari, anche se lui si schernisce affermando che in certi conclavi «si entra assessori e si esce semplici consiglieri») – intanto la verità è che su 28 consiglieri eletti, almeno 24 lo devono esclusivamente alla straordinaria performance di Massimo. Tra l?altro, la nostra sfida sarà proprio quella di garantire alla città un?amministrazione in grado di tener conto delle esigenze degli elettori, compresi quelli del centrodestra. Sono certo, per esempio, che Cacciari non sarà insensibile alla battaglia intrapresa proprio dalla Lega Nord (ma il Carroccio aveva dato mandato ai propri elettori di disertare le urne, ndr) nei confronti dei venditori ambulanti».

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