4 Dicembre 2005

C`è posta per i down

Di proporre un emendamento alla Costituzione per eliminare il termine “disminuidos“ e sostituirlo con “discapacitados“, poiché “anche le parole hanno importanza“. Insomma, pure in Spagna niente più handicappati, al massimo disabili, e comunque “persone che hanno gli stessi diritti di tutti gli altri spagnoli“. In Italia, dove l`importanza delle parole è stata notata da tempo (forse addirittura sovrastimata, a giudicare da certi obbrobri lessicali), e dove da tempo gli handicappati si chiamano “diversamente abili“, siamo a chiederci se vietare a Maria De Filippi d`invitare persone down al suo programma del sabato sera; o – tecnicamente è quasi lo stesso – se impedire alle persone down di partecipare al programma di Maria De Filippi. Polemica pelosa ed affascinante insieme, il cui punto, al netto di tutte le chiacchiere, è: se i cosiddetti disabili sono italiani che hanno gli stessi diritti dei cosiddetti abili, perché non dovrebbe rientrare tra le loro eventuali, magari discutibili, ma certo legittime aspettative, anche l`andare in tv il sabato sera per parlare dei fatti propri, per conoscere il cantante preferito o fare quattro salti con il ballerino di riferimento? Insomma: perché Fassino e la sua tata sì, ed Ettore e Silvia con Laura Pausini, o Marco con Totti, no? Perché dalla De Filippi il pubblico ride, hanno spiegato i rappresentanti dell` “Associazione genitori e persone con sindrome di Down“ che hanno innescato la polemica; perché “anziché rispettare la fragilità di questi giovani, li fanno apparire come pagliacci davanti a milioni di spettatori, li ridicolizzano“. Ora, che il sonno della ragione generi pagliacci è risaputo: chiunque vada da Maria De Filippi, così come in altre trasmissioni di cosiddetta televisione verità, mette per esempio nel conto le risate fuori campo. E` una scelta, se non proprio un diritto come va dicendo il Codacons, che ora protesta “per l`ingiusta esclusione dei ragazzi down dai programmi televisivi“. Ma cosa sia ridicolo in televisione, e non solo lì, è questione ben più complicata e naturalmente soggettiva, magari addirittura ridicola a porsi di fronte alle centinaia di giovani che fanno la coda per partecipare alle selezioni del “Grande Fratello“. Nell`attesa di chiarirci le idee, e non sarà semplice, perché mai la possibilità di essere un po` “disminuidos“ non dovrebbe essere riconosciuta anche ai “discapacitados“? C`è posta dai down Sui forum on line dedicati alla disabilità, ben altre sono le questioni che fanno discutere i frequentatori. “E` possibile l`Amore con la “A“ maiuscola anche per chi convive con una diversa abilità? E` possibile trascendere l`immagine esteriore e amare solo la sua sostanza, in quanto Persona completa e capace di grande amore e passione? Innamorarsi è possibile, ma è possibile anche far innamorare…?“ si chiede per esempio Girasole. E Valentina, Grazia e Bilancettina 85, che hanno seguito la puntata incriminata di “C`è posta per te“ e non ci hanno trovato nulla di particolarmente ridicolo, confidano la loro invidia per i fidanzatini down Ettore e Silvia: non perché stavano in tv, ma perché sono innamorati e addirittura “si baciano troppo“. E` lì che si capisce, insieme alla nostra ipocrisia, la miseria e la grandezza del reality show, di certi programmi di successo che sanno intercettare questioni profonde. La domanda di tanti ragazzi diversamente abili non è: “Se vado in televisione rischio di rendermi ridicolo?“, e neppure, soltanto, “quand`è che mi togliete di torno le vostre stupide barriere architettoniche?“, ma: “Esiste per me la possibilità di essere desiderato?“. Una domanda dura e inospitata – vogliamo dire un argomento tabù? – che in fondo, in qualche modo, Maria De Filippi ha il merito di avere sdoganato.

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